«Loro sono l’insulto, noi siamo la proposta. Loro sono la paura, noi la speranza. Loro sono l’incubo del terrore, noi siamo il diritto di tornare a sognare». È la differenza «chiara, netta» fra il suo Pd e il M5S di Beppe Grillo il leit-motiv con cui Matteo Renzi chiude la campagna elettorale in una piazza del Popolo, gremita (ma non troppo) in vista delle elezioni europee. L’ex comico genovese è stato individuato come il vero avversario, in un discorso in cui Berlusconi non trova spazio, fatta eccezione per il capolista di Forza Italia, Antonio Tajani («ci spieghi cosa ha fatto in Commissione Ue, s’è preso l’anno sabbatico?»). Non è nemmeno mancata qualche gaffe. Come il lancio dell’hashtag #senzapaura, che in realtà campeggia da quasi due anni su tutti i manifesti di Giorgia Meloni e dei suoi Fratelli d’Italia (d’altronde, come ha detto lui stesso dal palco, «gli elettori di centrodestra non ci fanno schifo»); ma anche la colonna sonora finale, quella «Fix You» del gruppo britannico Coldplay, inserita come canto di speranza ma che in realtà racconta dei tragici momenti seguenti a un grave lutto. La distanza fra Renzi e Grillo. Il premier e segretario Pd la riafferma come un mantra. «Questo – racconta - è un partito nel quale ho imparato a riconoscermi quando ho perso le primarie: Bersani non mi ha cacciato, e lì mi sono sentito a casa, una casa dove posso anche perdere, perché il nostro è un partito davvero democratico». Lo fa anche quando parla di lavoro: «Quando Grillo dice in piazza che vuole il reddito di cittadinanza – rimarca - segna una profonda differenza: noi non vogliamo dare reddito di cittadinanza, noi vogliamo dare lavoro. Lavoro che è dignità». A 30 anni dalla sua scomparsa, non poteva mancare l’omaggio a Enrico Berlinguer, che Grillo poche ore prima aveva imitato a Milano facendosi prendere in braccio da Di Battista: «Non si dice "io sono oltre Hitler" e poi "Enrico Berlinguer" – grida tra gli applausi - sciacquatevi la bocca». Il premier ovviamente parla anche di Europa. Le prime parole sono dedicate al Trattato di Roma del 1957, che diede il via alla costruzione dell’Ue. «Quel grande sogno dei padri fondatori, che noi vogliamo per nostri figli». Certo, un’Europa profondamente da migliorare, in quanto «è assurdo che ci si preoccupi di contare quanto pesce spada o quanto tonno peschiamo e poi non aiutarci a non lasciar morire i bambini che arrivano sui barconi degli scafisti». Richiama addirittura l’astrologia, parlando di «un allineamento astrale incredibile» quando si introduce la parentesi sulla «grande occasione» del semestre di presidenza italiana dell’Ue subito dopo le elezioni, durante il quale «decideremo come spendere 183 miliardi di euro, un’occasione da non perdere». Infine qualche riferimento ai suoi. Dove è ancora tanta la diffidenza nei suoi confronti. Noi, dice «siamo riformisti con l’anima», parlando a «amici e compagni del Pd». «Di difetti ne abbiamo tanti», confessa, tipo «questa puzza sotto il naso» alla quale «dobbiamo dire basta», in riferimento al possibile elettorato del centrodestra, che «va accolto a braccia aperte». Dall’altra parte, «solidarietà alle forze dell’ordine, giù le mani dalle forze dell’ordine», in riferimento ai No Tav (che tra l’altro erano in piazza a contestarlo). Alla fine tutti i candidati sul palco. Anche il sindaco di Roma Ignazio Marino.
Renzi attacca Grillo: "Non tocchi Berlinguer"
PdIl segretario apre agli elettori del centrodestra e rilancia il semestre Ue: «Arrivano 183 miliardi»
