Politica

"Greganti? Un marziano all’Expo"

Parla Tronci, il "gemello" diverso del compagno G ai tempi di Tangentopoli. "Lo conosco bene, lavora per le case ai terremotati, i pm hanno sbagliato"

Digiti il nome Romano Tronci su Google. E subito esce un vecchio articolo dal titolo piuttosto intrigante: «Ho mantenuto il Pci». Si parla di un signore di «57 anni, pistoiese di nascita e residente a Milano, direttore generale della De Bartolomeis, Forni ed Impianti industriali». È il 1993 e quel signore si presenta davanti ad Antonio Di Pietro per «testimoniare spontaneamente». Quello che viene riportato è il verbale del colloquio. Con una frase che dice tutto: «La De Bartolomeis da diversi anni sponsorizza le iniziative del Pci contribuendo in maniera sostanziosa al riguardo». Continui la ricerca ed ecco una vicenda più recente: Tronci finisce in alcune inchieste su appalti siciliani. Ci sono telefonate intercettate con Massimo Ciancimino, ci sono i nomi di Bernardo Provenzano e Totò Riina, e accuse pensantissime come «associazione mafiosa ed estorsione». Più quella descrizione che lo identifica come «un imprenditore che finanziava il Pci». Oggi Tronci ha 78 anni. Lo raggiungiamo telefonicamente e subito ci sorprende. Che idea si è fatto, domandiamo, dell’inchiesta sull’Expo? È una nuova Tangentopoli? «Non so niente di Frigerio e degli altri nomi citati. Ma Greganti l’ho visto un po’ di tempo fa».   E dove l’ha incontrato? «In Toscana».   Il motivo? «Un’occasione di lavoro. Greganti era diventato un imprenditore».   Facciamo un passo indietro. Lei, per molti, è il «gemello diverso» di Primo Greganti. Soldi e Pci. Da quanti anni lo conosce? «Dal 1985. Mi ha anche consigliato il medico per un’operazione di bypass».   Che tipo di imprenditore era diventato? «Aveva rilevato una segheria che stava fallendo e si era specializzato nel taglio delle travi lamellari in legno. Credo le abbiano inventate gli austriaci, ma loro fanno dei pannelli. Che poi vanno lavorati e tagliati secondo le esigenze degli architetti. Lui faceva questo».   Perché aveva cercato proprio lei? «Io mi occupo di biomasse, gassificazione degli scarti del legno. Quindi opero nel settore forestale».   Voleva fare affari con lei in Toscana? «Questo tipo di strutture in legno lamellare sono il futuro dell’antisismico. In quel periodo c’erano state delle scosse di terremoto nella Regione. E lui voleva prendere contatti con professionisti che potessero promuovere la sua attività. Ci credeva molto».   Quindi sta dicendo che, secondo lei, i rapporti di Greganti con Expo sono esclusivamente di tipo lavorativo? «Ragiono da ingegnere quale sono. Il mio parere è che lui si sia mosso cercando contatti con Expo per vendere il suo prodotto. Immagino che i padiglioni debbano essere leggeri e smontabili. E quindi il legno lamellare può essere un materiale perfetto».   Scusi ma qui si parla di appalti, di tangenti. «Ragiono sempre da ingegnere. Una segheria non ha le referenze per concorrere ad un appalto. Ha bisogno di un’impresa, di un general contractor».   Quindi la sua conclusione è.... «Che Greganti non c’entra niente. Che s’è trovato nel mezzo di questa cosa. Le assicuro che quando ci siamo visti mi ha parlato insistentemente della sua attività. Ci teneva molto. Per lui era il futuro. È sempre stato una persona intelligente e lungimirante».   Non avete parlato neanche un po’ di politica? «Assolutamente. Io non ho alcun rapporto con la politica».   Lui? «Credo proprio di no».   E le foto al lancio della candidatura a governatore del Piemonte di Sergio Chiamparino? «Per quello che ne so Greganti a Torino conosceva tutti».   Scusi ma quindi, secondo lei, la magistratura ha preso un abbaglio? «Può capitare. Tra l’altro la sua attività si rivolgeva a professionisti, non alla Pubblica amministrazione. Quando ho letto il suo nome sono caduto dalle nuvole. È un marziano che è finito in mezzo a questa inchiesta. I magistrati non hanno capito niente. Quando uno cerca di fare l’imprenditore dovrebbero dagli un premio non indagarlo».   Sarà stato il nome. Troppo bello per essere vero. «Magari si sono fatti attirare».   Lei invece ormai è fuori da tutto. «Faccio il pensionato e mi occupo di biomasse».   Le sue vicende giudiziarie? «Tutto finito. Sono stato assolto. Ho lavorato a lungo in Sicilia e, per questo, mi hanno accusato di avere rapporti con la mafia. Ma, nel mio caso, erano ipotesti infondate».   L’hanno anche intercettata al telefono con Massimo Ciancimino. «Ero amico del papà, lo conosco da quando era bambino».

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