Politica

Barbara spacca il partito. E la famiglia

Resistenze dentro Forza Italia contro la candidatura della figlia di Berlusconi. E anche Marina non vede di buon occhio l’ascesa della sorella mai amata

Di certezze, al momento, non ce ne sono. Silvio Berlusconi ha rimandato ogni decisione ufficiale sulle candidature per le Europee alla prima metà di aprile. A quando, cioè, dovrebbe essere finalmente noto il modo in cui dovrà scontare la condanna per frode fiscale - domiciliari? Semilibertà? Servizi sociali? - e quali saranno per lui i margini di «agibilità politica». Per ora non riesce a pensare ad altro, anche nella riunione di ieri con i vertici del partito non ha voluto affrontare le scelte più delicate limitandosi a nominare il comitato di presidenza della regione Abruzzo. Ma, se il capo resta immobile, così non si può dire di un partito che continua a interrogarsi su quale sarà il proprio destino quando il leader vedrà limitata la sua sfera d’influenza. E, inevitabilmente, il tema più caldo all’ordine del giorno resta la candidatura a Strasburgo di uno degli eredi dell’ex premier. Una scelta che avrebbe due obiettivi: il primo, quello di sfruttare lo storico «brand» per raccogliere più consensi possibile ed evitare lo spettro degli ultimi sondaggi, che vendono il partito al di sotto della soglia del 20% e superato dal MoVimento 5 Stelle. Il secondo, quello di scongiurare eventuali contestazioni se qualche elettore, pur in assenza di un Berlusconi in lista, decida di esprimere comunque una preferenza per l’ex premier sulla scheda elettorale. Il punto è che la candidatura di un erede rischierebbe di ridimensionare il successo di alcuni esponenti, come Raffaele Fitto, Claudio Scajola o Nicola Cosentino, che sperano di fare il pieno di voti a maggio per guadagnare posizioni importanti nella gestione futura del partito. Non a caso sono stati in tanti a frenare sull’ipotesi del «figlio in lista», da Renato Brunetta a Paolo Romani, da Maurizio Gasparri a Giovanni Toti. Il secondo nodo è quello relativo all’identità dell’erede destinato a scendere in campo. Dopo i «no grazie» di Marina e Pier Silvio, infatti, resterebbe solo Barbara, lei sì disponibile a correre per Strasburgo. Tutto risolto? Non proprio, perché in famiglia i rapporti non sono così teneri e i figli di primo letto - Marina e Pier Silvio, appunto - non sono entusiasti al pensiero che la primogenita di Veronica acquisisca tanto potere nella galassia berlusconiana. La «letteratura» sulle faide familiari in casa Berlusconi è ampissima, l’impero di Silvio fa gola a tutti i figli che si guardano in cagnesco pensando all’eredità. In passato, si vociferava che in caso di «discesa in campo» di Marina, Barbara ne avrebbe ereditato il ruolo in Mondadori. Ora, con l’accordo «saltato», la figlia di Veronica avrebbe rotto gli indugi con l’impegno in politica. Un comportamento non certo sorprendente da parte di chi, anche in un recente passato, non si è fatta troppi problemi a bruciare le tappe: vedasi la scalata al Milan con tanto di tentata rottamazione dello storico ad Adriano Galliani. Semplici indiscrezioni, al momento. Ma in parte suffragate dall’intervista che ieri Francesca Pascale ha concesso a Repubblica , nella quale - dopo aver sferrato un duro attacco ai «falchi» Fitto e Santanchè e aver ignorato completamente Barbara - è tornata a chiedere un «sacrificio» a Marina, l’esponente di casa Berlusconi con la quale ha il miglior rapporto. Silvio escluso, ovviamente. L’ipotesi Barbara, quindi, rischia di riscontrare le opposizioni maggiori più in famiglia che nel partito. E a descrivere il momento di non grandissima armonia che si sta vivendo in casa Berlusconi c’è anche, indirettamente, una dichiarazione di Mara Carfagna: «Non vedrei male la candidatura di uno dei figli di Silvio Berlusconi - ha detto la parlamentare campana - ma non entro in equilibri familiari anche molto delicati». Molto delicati, appunto.

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