«Se sarà possibile, sarò felice di essere in campo nelle 5 circoscrizioni che sempre mi hanno dato tra i 600 ed i 700.000 voti ciascuna. Spero di poter avere velocemente una risposta dalla Corte europea»: parola di Silvio Berlusconi che ieri è intervenuto telefonicamente a una iniziativa di Forza Italia a Montecatini. L’ipotesi che Berlusconi possa, in qualche modo, presentarsi alle prossime elezioni dribblando condanne, interdizioni e decadenze ha gettato lo scompiglio nelle file di una sinistra sempre più decomposta nei progetti, ma che si ricompatta nell’antiberlusconismo. Berlusconi si candiderà o meno alle europee come capolista? L’interrogativo continua ad agitare non solo Forza Italia, in vista delle urne di primavera, primo vero test importante per la tenuta del rinato movimento azzurro, ma tutto il panorama politico, dopo la scissione degli alfaniani e la formazione del Matteo I. Giovanni Toti, consigliere politico del Cav, non ha dubbi: alla fine Berlusconi scenderà in campo, perché «è il leader dei moderati italiani e, come tale, non si può escludere dalla competizione elettorale attraverso l’applicazione strumentale di sentenze e di procedimenti parlamentari come la decadenza». La verità, assicura l'ex direttore del Tg4, è che «la paura fa 90» e la candidatura del leader azzurro spaventa tutti, soprattutto tanti big. Il senatore del Pd Vannino Chiti ribatte: «Quando anche Toti e Forza Italia capiranno che la legalità non è un optional né l’invenzione di una sinistra cattiva, ma un fondamento scritto nella Costituzione per tutti i cittadini, allora l’Italia avrà fatto un bel passo avanti verso il futuro. Nei paesi più avanzati del mondo la frode fiscale è un reato gravissimo e non una virtù». Il collega Andrea Marcucci twitta invece che «l’eventuale candidatura di Berlusconi è un problema di Forza Italia e del tribunale di Milano. Pd alle europee non ha paura di nessuno». Sarà, ma la sinistra appare in fibrillazione. Il capogruppo Pd nella commissione Giustizia di Montecitorio, Walter Verini tuona che la candidatura «è una provocazione propagandistica, una trovata di marketing politico». Il Mattinale, invece, grida al «broglio preventivo», in caso di esclusione del presidente di Fi dalla corsa per Bruxelles. In realtà, assicurano a palazzo Grazioli, la tentazione dell’ex premier di correre resta molto forte, ma sono tante le incognite sul cammino verso Strasburgo. Lo spigolo più duro è proprio il nodo giudiziario, rappresentato dalla legge Severino sull’incandidabilità di chi ha riportato condanne definitive a pene superiori a due anni. Si avvicina intanto il 10 aprile, data in cui il giudice del Tribunale di sorveglianza di Milano dovrà decidere sulla sorte di Berlusconi: i domiciliari o l’affidamento ai servizi sociali. Il timore è che i magistrati optino per i primi, la scelta più restrittiva possibile, specialmente in vista di una campagna elettorale. I giudici hanno già negato al Cav la partecipazione al Congresso del Ppe di Dublino e questo non lascia immaginare opzioni più «morbide» per il futuro. Il Cav è sempre più convinto di essere stato estromesso da palazzo Chigi con un «colpo di Stato». E intanto la data per candidarsi alle europee, il 15 aprile, è sempre più vicina.
Cav alle Europee. Il Pd piomba nel panico
Berlusconi disponibile a candidarsi. Dem scatenati: «Non può farlo». Toti ironico: «Quando il Cavaliere scende in campo la paura fa novanta»
