Politica

Bce e Ue non si fidano: Renzi corre troppo

Allarme per l’ipotesi dell’aumento del deficit. Bruxelles avverte: l’Italia mantenga gli impegni

L’ironia sui «compiti a casa» e la sfida spavalda alle cancellerie europee («Sappiamo ciò che dobbiamo fare, non siamo in Europa per prendere lezioni») non hanno affatto impressionato Bruxelles. L’Italia resta sorvegliata speciale soprattutto perché «la svolta buona» annunciata dal premier Matteo Renzi è al momento un elenco di buone intenzioni, dalle coperture incerte e senza il veicolo legislativo. Al di là delle slide ad effetto, la Commissione europea vuole vederci chiaro mentre la Bce dice chiaro e tondo che «non sono stati fatti progressi sul deficit». Una duplice reazione che i tecnici del Tesoro avevano fiutato al punto da consigliare al premier maggiore cautela e l’accantonamento di alcuni provvedimenti più costosi. Questo spiega la mancanza dei veicoli legislativi e l’indeterminatezza di molte misure. Renzi avrebbe voluto varare un decreto e soprattutto avrebbe voluto dal commissario Cottarelli uno sforzo in più sul fronte della spending review mentre sul piatto gli sono stati messi solo tagli per 3,5 miliardi invece del doppio richiesto. La Ragioneria generale dello Stato si sarebbe imposta per indurre Renzi a prendere tempo ricordandogli che per utilizzare l’aumento del deficit come copertura per i tagli alle tasse occorre il via libera di Bruxelles e la verifica dei numeri del Def. Va ricordato che le stime della crescita per il 2014 indicate dall’ex ministro Saccomanni (+1%) sono state corrette al ribasso dall’attuale responsabile dell’Economia Padoan (+0,6%). A questo si aggiunge la difficoltà a mandare in porto i tagli indicati dal commissario Cottarelli sui quali già manca la copertura politica. È il caso del contributo di solidarietà sulle pensioni oltre i 2.500 euro lordi o la chiusura delle sedi regionali della Rai. Dubbi anche sul pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, i 68 miliardi da saldare entro luglio. Circa 24 miliardi sono stati stanziati dal governo Letta mentre i restanti non sono stati contabilizzati. Dovrebbero essere pagati dalle banche con un complicato meccanismo che coinvolge anche la Cassa depositi e Prestiti. La cautela della Ragioneria non era ingiustificata se ieri, a stretto giro dal Consiglio dei ministri, è arrivato il duplice monito, dalla Commissione europea e dalla Bce. Entrambi accendono i riflettori sull’annuncio di Renzi di mettere a deficit parte della copertura dei tagli al cuneo fiscale. Questo significa far salire il deficit fino alla soglia del 3% del pil (ora siamo al 2,6%) utilizzando una parte della differenza che vale 6 miliardi. Ma il portavoce del Commissario europeo Rehn ha già messo in guardia da mosse azzardate. «Bene l'intenzione di ridurre il cuneo fiscale tramite risorse ottenute dalla spending review e ottime le misure sul lavoro ma ricordiamo l'impegno dell'Italia a rispettare il Patto di stabilità e di crescita». Questo prevede di raggiungere un bilancio strutturale in pareggio nel medio termine, specialmente a fronte dell’«elevato debito pubblico». Poi lascia intendere che i provvedimenti devono avere la vidimazione europea. Il portavoce ricorda che la valutazione europea delle misure e in particolare della loro adeguatezza ad affrontare il principale problema dei conti pubblici italiani ovvero il livello del debito, sarà effettuate «nell'ambito del semestre europeo, in giugno». Poi ha precisato che «in linea con la comunicazione adottata la scorsa settimana sugli squilibri macroeconomici, ci aspettiamo che tutti i dettagli rilevanti sulle riforme strutturali saranno inseriti nel Programma nazionale di riforme dell'Italia, e che tutte le misure rilevanti di bilancio saranno precisate nei dettagli nel suo Programma di stabilità». Entrambi «devono essere sottoposti alla commissione in aprile e saranno poi valutati nel contesto del semestre europeo in giugno, per determinare se sono adeguate alle sfide». Campanello d’allarme anche dalla Bce che ieri ha pubblicato per pura coincidenza con gli annunci di Renzi, il suo bollettino. Eppure nonostante la casualità della pubblicazione, il documento la dice lunga sul clima a Francoforte. L’Eurotower bacchetta l’Italia che «non ha compiuto progressi tangibili per consolidare la tendenza al ribasso del deficit, venendo meno alle raccomandazioni della Commissione Europea». Poi l’invito esplicito a non uscire dai paletti del Patto di stabilità. «La raccomandazione della Commissione del novembre 2013 indicava la necessità di ulteriori misure di risanamento per assicurare l'osservanza del Patto di stabilità (cioè per conseguire l'obiettivo di medio termine di un bilancio strutturale in pareggio nel 2014 e assicurare progressi sufficienti verso il rispetto del criterio per il debito durante la fase di transizione)», ricorda la Bce. Immediata è arrivata la replica del ministero dell’Economia secondo cui il richiamo non va letto come una risposta alle misure economiche presentate dal presidente del Consiglio, in quanto il bollettino era programmato da tempo e relativo al mese di marzo. Il governo, precisano inoltre al Mef, avrà modo di confrontarsi con la Bce per illustrare strategie e riforme di medio periodo. Il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, ha comunque assicurato che le coperture, almeno sulla carta, ci sono: le risorse verranno recuperate dal differenziale dell'indebitamento, dal calo dello spread, dalle entrate sull'Iva e dalla spending review. Intanto il sottosegretario Delrio ha convocato per oggi il Comitato interministeriale per il rafforzamento della revisione della spesa. All'incontro con il Commissario per la spending review Cottarelli parteciperanno i ministri Alfano, Padoan, Boschi e Madia.

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