Grillo raddoppia, a parole, il buco di bilancio della Rai, da 200 a 400 milioni. Ma il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, non ci sta. E rilancia. «I dati di bilancio della Rai che Grillo ha riportato ieri (lunedì ndr) fuori dall’Ariston sono falsi e visibilmente irrealistici» ha replicato il dg al comico genovese con una nota letta in sala stampa a Sanremo. «Sono pronto a fare una scommessa - ha proseguito Gubitosi -. Se ha ragione lui e il bilancio è peggiorato e chiude con una perdita di 400 milioni, lavorerò un anno gratis e devolverò il mio stipendio in beneficenza alla onlus che Grillo indicherà. Se invece ho ragione io e non solo non c'è un buco raddoppiato, ma anzi i conti sono in grandissimo miglioramento rispetto all’anno scorso, Grillo devolverà la stessa cifra alla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin o al Premio Ilaria Alpi, di cui ricorre quest’anno il ventennale della scomparsa. Persone che ben rappresentano l’abnegazione, la professionalità e il senso di servizio pubblico che questa azienda esprime e che lui sistematicamente offende. Un conto sono gli attacchi ai vertici aziendali, a cui sono ormai abituato e che fanno parte degli oneri dell’incarico, un conto invece è l’aggressione costante e ingiustificata alla professionalità di migliaia di persone che lavorano alla Rai, che meritano rispetto e che, da direttore generale, non posso accettare». La sfida è aperta anche perché i conti del 2013, secondo le norme devono essere approvati dall’assemblea dei soci entro il 30 aprile e il bilancio depositato entro il 30 maggio. Gli uffici contabili della televisione pubblica hanno, però, già probabilmente in mano le carte contabili per la formazione del conto economico e dello stato patrimoniale. E va considerato che Gubitosi, per anni direttore finanziario della Fiat, si trova su un terreno favorevole quando si parla di numeri e contabilità. Dunque parla con cognizione di causa. Certo che l’affondo di Grillo può avere un qualche fondamento.Ma solo utilizzando un metodo «spannometrico» oppure la conoscenza di qualche talpa interna negli uffici che a Viale Mazzini si occupano di contabilità. Escludendo quest’ultima ipotesi, si possono tenere in conto diversi fattori che potrebbero dare ragione a Grillo. Il primo è che le voci principali di entrata per la Rai sono rappresentate dal canone e dalla pubblicità.Sul primo è difficile pensare a un incremento degli abbonati tale da giustificare un aumento degli introiti. Quanto alla pubblicità, i dati consuntivi del mercato, non depongono a favore di incassi stratosferici per la Rai nel 2013. Ma questo vale per ogni azienda editoriale. Non solo. Le operazioni di prepensionamento avviate nell’organico dell’azienda pubblica e che hanno accompagnato all’uscita, con incentivi economici, i dipendenti più anziani e dunque con retribuzioni più elevate hanno un effetto negativo sui conti dell’anno nel quale vengono attuate e mostrano benefici solo nei bilanci negli anni successivi. Quindi spesso un risultato negativo cela in realtà un potenziale miglioramento economico negli anni futuri. Dunque la scommessa è aperta. In realtà Grillo usa spesso provocazioni sui conti sparando cifre di buchi spaventosi che spesso sono più basati sull’infondatezza e sull’effetto annuncio piuttosto che sulla reale conoscenza dei numeri. È accaduto anche all’assemblea del Monte dei Paschi del 25 gennaio del 2013 che doveva approvare l’aumento di capitale da finanziare con i Monti Bond. Allora nel pieni clamore mediatico dopo le inchieste sui derivati, Grillo si iscrisse a parlare e denunciò, puntando il dito contro il presidente Alessandro Profumo, una voragine di 14 miliardi di euro. Profumo respinse con decisione l’accusa. «Non esiste nessun buco di questa cifra» replicò il presidente che chiese di verbalizzare le parole per chiedere all’ufficio legale la possibile apertura di un procedimento per turbativa del mercato visto che la banca era quotata in Borsa. Non si sa se la denuncia poi andò avanti. L’interesse di Grillo per i buchi contabili c’è sempre stato. La Finanza dopo lo scoppio del fallimento di Parmalat lo sentì come teste. Nel 2002 era stato il primo, nel corso di uno spettacolo, a rivelare il buco Parmalat, Grillo spiegò che l’entità del dissesto gli era stato spiegato da una fonte interna all’azienda.
«Se ha ragione sul buco Rai devolvo un anno di stipendio»
Il dg Rai risponde alla provocazione di Grillo. Ma se perde paga lui
