Gianni Cuperlo riunisce a Largo del Nazareno i membri della minoranza Pd e li chiama alla ricostruzione di un'area politica «fuori e dentro il Pd». Oltre duecento persone nella sede dei Democratici, tra parlamentari e rappresentanti dei territori, hanno ascolatato l'analisi di Cuperlo, una lettura senza indulgenze degli ultimi mesi. Nel risultato ottenuto al congresso, ha spiegato Cuperlo, «tanti aspetti hanno pesato. La nostra lealtà verso il governo, secondo molti persino eccessiva. E poi l'immagine di una continuità con le stagioni passate, come se il confronto non fosse tra due innovazioni ma tra una spinta a cambiare tutto e un'altra parte - la nostra - preoccupata di conservare il buono e il meno buono di un tempo concluso. Al netto dei limiti della mia candidatura - limiti che conosco bene - il prezzo pagato per questo marchio di continuismo è stato severo». Di contro, infatti, «Renzi è apparso l'interprete di una frattura considerata non solo matura, ma tardiva. È vero: noi tra gli iscritti abbiamo raccolto un consenso importante. Ma il successo di Renzi non è stato un frutto maturato solo o prevalentemente fuori da noi. Quella spinta a chiudere una stagione a destra ma anche nel nostro campo è stata condivisa da una parte del nostro mondo. Parlo di un popolo della sinistra che - a torto o a ragione - ha creduto che solo un cambio brusco di pagina, stile, linguaggio, poteva restituire al Pd lo slancio delle sue ambizioni«. «Ci sono stati molti, moltissimi, che Renzi lo hanno scelto perchè alla sinistra volevano e vogliono bene. E hanno pensato - in buona fede e mossi da una convinzione profonda - che quella fosse la sola strada per tornare a vincere. Ecco, noi a questa parte del nostro mondo dobbiamo prima di tutto rispetto, ascolto e rispetto». In sintesi, «il messaggio dell'8 dicembre è stato anche in questo: «Voi le occasioni per cambiare le avete avute. Ma non le avete raccolte. Adesso vi diciamo che tocca ad altri. Che speriamo in altri». A fronte di questo, alla sinistra del Pd spetta ora «di riorganizzare un campo: fuori e dentro il Pd. Perchè credo- spiega Gianni Cuperlo, parlando alla riunione della minoranza democratica a largo del Nazareno- che la sinistra sia molto più di quel 18 per cento che abbiamo raccolto l'8 dicembre. E che, fuori da noi, viva una domanda di nuovi concetti che la politica stenta a elaborare. Penso che questa fatica - fatta di ricerca e iniziativa - non possa risolversi unicamente dentro noi stessi. La prova- osserva ancora Cuperlo- non è fare una battaglia dentro il Pd. Per me non era quello neppure l'obiettivo ultimo del congresso. Tanto meno può valere adesso, dopo un risultato così chiaro nel suo messaggio. Ma neppure possiamo rinunciare a un'idea alternativa della politica e del ruolo del partito».
Cuperlo: il successo di Matteo è nato nel cuore della sinistra
Gianni Cuperlo riunisce a Largo del Nazareno i membri della minoranza Pd e li chiama alla ricostruzione di un'area politica «fuori e dentro il Pd».
