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Gli indiani del cricket: «Avete poca credibilità»

Antonio Maggiora Vergano Max Da Costa, papà indiano e mamma italiana, è stato lo scorso luglio l'uomo partita di Capannelle Roma-Kingsgrove Milano, confronto che decideva lo scudetto 2013 del...

Max Da Costa, papà indiano e mamma italiana, è stato lo scorso luglio l'uomo partita di Capannelle Roma-Kingsgrove Milano, confronto che decideva lo scudetto 2013 del cricket. Nel momento più difficile per i romani è riuscito a eliminare il giocatore avversario (Joy) che stava portando i milanesi alla rimonta. Questo nonostante abbia 66 anni. Max è in Italia dal 1966, ma è nato in India nel 1947. «Mio padre ha fatto la campagna d'Africa – racconta – e poi quella italiana con le truppe alleate durante la seconda guerra mondiale. Ha conosciuto mia madre che faceva la sarta a Roma. Scattata la scintilla, si sono sposati e poi lei lo ha seguito in India». Ha scoperto il cricket relativamente tardi, a 12 anni, perché a scuola preferiva leggere. A 19 anni ha vinto una borsa di studio a Perugia dell'Istituto di cultura italiana in India per studiare la nostra lingua. E la sua vita è cambiata. Per quattro anni in Italia è rimasto senza cricket, poi ha conosciuto il suo attuale presidente, Alfonso Jayarajah, che lo ha coinvolto nel nascente progetto di un campionato italiano. Dal 1983 a oggi, di trenta tornei non ne ha saltato uno. L'ultima soddisfazione in ordine di tempo è stata proprio lo scudetto 2013 con il Capannelle. Protagonista un po’ a sorpresa. «Quando mi è stato chiesto se ci volevo provare, ho risposto: certo! Lui ha colpito duro le prime tre palle, ma sulla quarta è andato troppo tranquillo ed essendo più corta, lo ha ingannato. Mi hanno fatto un sacco di feste, ma la realtà è che è stato lui a sbagliare. Doveva stare più attento». Su quello che sta accadendo ai nostri militari accusati di omicidio in India non nasconde il suo pensiero. «Per me è soprattutto una questione politica. Sonia Gandhi è molto popolare in India e stanno cercando di metterla in difficoltà. Siamo sotto elezioni e in questa maniera si può spostare consenso». Della leader italo-indiana ha una grande stima. «Credo sia una donna incredibile. Ha preso tutte le usanze indiane e parla l'hindi meglio dei nativi. Da molti, quelli che pensano che le donne dovrebbero stare solo a casa, è trattata come una persona estranea. L'India non è un paese facile da governare, perché la corruzione è diffusa ovunque. L'Italia, da questo punto di vista, al confronto è niente. Comunque non penso che per i vostri militari ci sia il pericolo di una pena di morte». Il motivo per cui non si è ancora fatto un passo in avanti? «Non credo di essere l'unico a pensare che l'Italia abbia poca credibilità internazionale. Fossero stati americani, sarebbero già a casa da un pezzo!».

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