Meno consulenze, tagli ai soldi per la comunicazione, addio al sogno veltroniano di aprire una tv. Matteo Renzi prende le forbici. È da pochi giorni segretario del partito ma ha le idee chiare. E se molti suoi colleghi (quelli del vecchio gruppo dirigente) sono perplessi e spaventati, lui guarda avanti. Sta elaborando, con i fedelissimi, un piano di riduzioni. Primo punto: le consulenze. Il Partito democratico ha speso nell’ultimo anno un milione di euro. Ma molti contratti sono già scaduti. Renzi non avrebbe intenzione di rinnovarli né di firmarne altri, se non proprio necessari, come quello con la società esterna che revisiona il bilancio del partito. Secondo punto: la comunicazione. Nel 2012 è costata 8 milioni di euro. È sotto la lente del nuovo segretario, che ha intenzione di «cambiare verso»: più web e meno campagne pubblicitarie. Addio anche ai finanziamenti di manifestazioni che servono a portare consenso a singoli esponenti del partito. Tagli in vista anche per YouDemtv. È nata nel 2008 ed è stata la prima televisione fondata da un partito italiano. Costa quasi un milione di euro all’anno. Troppi. Renzi avrebbe intenzione di trasformarla in una web-tv, integrandola nel sito del Partito democratico. Poi c’è la questione «personale». Il Pd ha 157 dipendenti (un’altra cinquantina è in aspettativa perché ricopre ruoli nelle amministrazioni pubbliche): costano 10 milioni all’anno. Il loro stipendio è assicurato fino a luglio 2014, quando il partito dovrebbe incassare la rata dei finanziamenti pubblici, pari a 25 milioni di euro. In questi giorni, però, le insicurezze sono parecchie, visto che Renzi ha annunciato di aver preparato una «sorpresa» per Beppe Grillo che gli aveva chiesto di rinunciare subito ai rimborsi elettorali (il M5S non ha preso i 40 milioni di euro che gli spettavano, lasciandoli nelle casse dello Stato). Nel partito molti temono che la sorpresa sia la rinuncia alle nuove rate dei rimborsi, cominciando proprio da quella prevista nell’estate 2014. In quel caso sarebbe difficile garantire il posto a tutti i dipendenti attuali. Difficile anche ricollocarli in altre posizioni. Per i partiti, tra l’altro, non è prevista la cassa integrazione. In ogni caso i fedelissimi del sindaco di Firenze starebbero studiando altri modi per finanziare l’«operazione». La situazione è complessa. Di certo i funzionari del partito non perderanno il discorso che Renzi farà domani a Milano, dove, appunto, calerà l’asso nella manica per tentare di mettere fuori gioco Grillo. Ma non tutto cambierà con il nuovo segretario del Pd. La sede, in via S. Andrea delle Fratte, resterà. Costa 600 mila euro all’anno di affitto. Il sindaco di Firenze, che in un primo momento aveva anche ipotizzato di poter disdire il contratto di locazione per trovare una sistemazione più economica, avrebbe invece dato rassicurazioni che il Pd rimarrà nell’edificio a due passi da Palazzo Chigi, nel centro di Roma. E mentre sale l’entusiasmo nei confronti del nuovo segretario, il vecchio tesoriere, Antonio Misiani, non nasconde i suoi dubbi e commenta la decisione del governo Letta di dare il via libera all’abolizione del finanziamento pubblico (dal 2017) con una stoccata diretta al sindaco di Firenze. «Dice il saggio: chi vuole sorprendere con le sorpresine rimane sorpreso da una sorpresona...» ironizza su Twitter Antonio Misiani. L’ex tesoriere ha l’orgoglio di una gestione che ha ridotto le spese del 35 per cento in due anni, tra il 2011 e il 2013. Per il resto, chiarisce, «i 25 milioni di contributi pubblici che il Pd avrà quest’estate rappresentano i 3/4 delle nostre entrate. Vedremo cosa annuncerà Renzi a Milano ma io sono per la riforma dei finanziamenti come è stata prevista dal governo e sottoscritta anche dai renziani. Le riforme si fanno in Parlamento» ripete Misiani, che rivendica: «Nel 2014 andranno a regime anche altri tagli che abbiamo effettuato nel 2013, come ad esempio le 50 persone che saranno in aspettativa e che sono state a carico del Pd per una parte dell’anno che sta finendo. Inoltre abbiamo rivisto al ribasso parecchi contratti, anche se con il decreto del governo sarà necessario intervenire nuovamente». Il testo, infatti, prevede una riduzione graduale dei finanziamenti pubblici fino all’azzeramento fra tre anni. Tutto lascia supporre che non sarà semplicissimo per Renzi mettere a dieta il Pd. Di certo, se dipendesse da lui, farebbe tirare la cinghia anche ai sindacati: «Sono troppi, devono fare una bella dieta» ha detto in un’intervista contenuta nel libro «Matteo il Conquistatore. La vera storia di un’ascesa politica» scritto dai giornalisti Ognibene e Ferrarese. Parole che il segretario del Pd ha detto due settimane fa, quando era soltanto sindaco di Firenze. Non ha cambiato idea.
Renzi taglia, panico nel Pd
Il neo-segretario prende le forbici: meno consulenze, tagli alla comunicazione, addio al sogno veltroniano di aprire una tv. In forse anche i 25 milioni di rimborsi elettorali
