Politica

Letta come Tremonti vuole lo scudo fiscale

Emendamento Il governo prepara una sanatoria per favorire il rientro dei capitali dall’estero

Quando nel 2009 l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti, provò a far rientrare i capitali italiani detenuti illegalmente all’estero, fu sommerso a sinistra dalle critiche più aspre. Di Pietro, imbufalito, parlò di «riciclaggio di Stato». Ora il governo Letta ci riprova e questa volta con il consenso della maggioranza, Pd compreso. L’obiettivo è sempre lo stesso: far cassa non riuscendo a trovare le stesse risorse altrove. Allora la modestia delle aliquote applicate (un’imposta sostitutiva con aliquota oscillante fra il 5 e il 7%), e l’assoluta segretezza, produssero risultati superiori alle attese: in tutto furono coinvolte attività per l’ammontare complessivo di 104,6 miliardi, 102,1 miliardi per le operazioni di rimpatrio e 2,5 miliardi per quelle di regolarizzazione. Le dichiarazioni di emersione presentate furono complessivamente 206.608, per una media di circa 506.086 euro a testa. Ora una nuova versione dello scudo fiscale potrebbe essere inserita nella legge di Stabilità. Il governo ha pronta una bozza che prevede la «collaborazione volontaria» per «l'emersione delle attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato». L'autore delle violazioni, per aderire alla sanatoria, dovrà indicare spontaneamente all'amministrazione finanziaria «tutti gli investimenti e tutte le attività di natura finanziaria costituiti o detenuti all'estero, anche indirettamente o per interposta persona». Per i reati più gravi resta comunque la pena detentiva, che però sarà dimezzata. Nel caso in cui il proprietario di capitali all'estero abbia ricevuto un avviso di accertamento, le somme dovranno essere versate in un'unica soluzione entro il termine per il ricorso (60 giorni) o, nel caso di accertamento con adesione, entro 20 giorni dalla scrittura dell'atto. Inoltre dovranno essere pagate tutte le somme dovute, in base all'atto di contestazione o al provvedimento di irrogazione delle sanzioni per le violazioni e gli obblighi di dichiarazione. La procedura di collaborazione volontaria potrà essere attivata fino al 30 settembre 2016. La bozza prevede il condono dai reati penali nei confronti di chi ha commesso reati di omessa o infedele dichiarazione (sanzione prevista da 1 a 3 anni). Per i reati più gravi, invece, le pene verranno dimezzate: attualmente vanno da 18 mesi a 6 anni, mentre nella versione allo studio si passerebbe da 6 mesi a 3 anni. Per quanto riguarda le sanzioni, invece, verranno scontate del 50% se le attività vengono trasferite in Italia o in altri stati membri dell'Ue. Mentre negli altri casi lo sconto si riduce al 25% della sanzione. La collaborazione volontaria non sarà valida se la richiesta sarà presentata dopo che l'autore delle violazioni avrà ricevuto «formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell'inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali, per violazioni di norme tributarie». La collaborazione volontaria sarà vietata anche nel caso in cui si venga a conoscenza dell'avvio di procedura tramite terzi. La richiesta di «disclosure», inoltre, non potrà essere presentata più di una volta, anche indirettamente o per interposta persona. Le somme in gioco sono significative. Nelle sole banche svizzere si stima che siano depositati oltre 150 miliardi. Al momento però è in corso un approfondimento tra i tecnici della Giustizia e dell'Economia coordinati dal magistrato Francesco Greco, superesperto di reati finanziari. Vi è la consapevolezza che in assenza di una misura sul penale il tentativo di far rientrare i capitali sarebbe destinato a fallire in quanto i contribuenti che volessero emergere volontariamente e diventare trasparenti dovrebbero di fatto autodenunciarsi ed esporsi al rischio di un processo penale. Il nodo da sciogliere è se sanare tutti i reati o solo quelli minori. In sostanza il condono dovrebbe riguardare la semplice esportazione e detenzione di capitali all'estero, mentre viene approfondita la questione dei reati più gravi come fatturazioni false, artifici contabili e dichiarazioni fraudolente, per i quali ci potrebbe essere solo una attenuazione delle sanzioni in caso di rientro. Il Parlamento nell'ultima legge comunitaria ha modificato la normativa antiriclaggio riducendo significativamente le sansioni per i contribuenti che non hanno correttamente dichiarato il possesso di capitali all'estero, in precedenza sanzionati con particolare pesantezza.

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