Politica

Letta obbedisce già a Renzi «Verifica dopo le primarie»

Governo«Fiducia inutile prima che il Pd abbia un nuovo segretario» Brunetta attacca: «Pensa più al suo partito che agli interessi dell’Italia»

Sulle «forme» del passaggio parlamentare, Enrico Letta si confronterà lunedì col presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sui «tempi», invece, il premier ha voluto già ieri dire la sua. «Proporrò al Capo dello Stato di andare in Parlamento e credo che la cosa più naturale sia di aspettare le primarie del Pd, sarebbe inusuale fare una corsa per avere la fiducia prima dell’8 dicembre». Insomma, Letta aspetta Matteo Renzi se, come sembra, la sera dell’Immacolata sarà il nuovo segretario del Pd. Una nuova fiducia con una nuova maggioranza, dopo l’uscita di Fi, su un programma di impegni per il 2014. Una cornice che rende poco agibili eventuali tentativi di smarcamento del sindaco di Firenze. Forse, anche per questo, il timing non piace a chi dentro Fi continua a sperare che Renzi faccia saltare il tavolo per andare al voto anticipato. Lo ha spiegato, da Vilnius, il premier Enrico Letta. Attacca Renato Brunetta: «Il premier antepone le vicende interne al Pd ai suoi doveri istituzionali. Siamo certi che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo richiamerà a essere responsabile nei confronti del Parlamento e nei confronti del Paese, prima che davanti al suo partito». Sui tempi Letta ha quindi chiarito di voler attendere le primarie del Pd. Quanto alle forme, il premier lascia intendere che le dimissioni non sarebbero all’orizzonte. Piuttosto una «nuova fiducia, non verifica che è una brutta parola», sulla quale Letta ribadisce l’ottimismo. Sia nei numeri che nel significato politico. «La nuova fiducia che il governo chiederà al Parlamento dopo l’uscita di Forza Italia ci rafforzerà e ci consentirà di passare da un 2013 in cui siamo riusciti a ottenere risultati importanti giocando in difesa, sotto assedio, a un 2014 in cui siamo in condizioni di giocare in attacco». Un voto, aggiunge Letta, che «passerà attraverso la messa a punto di una agenda per il 2014 che dovrà essere precisata». «È evidente il cambio dei confini della maggioranza, l’uscita di Berlusconi fa sì che con gli altri partner dovremo discutere e capire quanto di tutto ciò che mettemmo nella fiducia di aprile... quali sono i punti su cui spingere di più per l’agenda all’attacco del 2014». Tra i punti qualificanti dell’agenda 2014 ci sono le riforme istituzionali. Con la nuova fiducia, il governo potrà «spingere ulteriormente» sulle riforme per «ottenere risultati dalle riforme impostate e impostarne di nuove con maggior forza ed efficacia. Le riforme istituzionali e costituzionali sono sicuramente» nella nuova agenda che il governo definirà per il 2014. Agenda che comprende inoltre misure economiche e l’impegno per la guida italiana del semestre Ue che si inserirà nel delicato test elettorale delle europee di primavera. Sulle riforme, Letta spiega inoltre, che «l’uscita di Forza Italia ha bisogno di un chiarimento rispetto a come si collocherà, che tipo di opposizione vuole svolgere rispetto ad alcune riforme costituzionali. Il gesto di andare in Parlamento è per rendere questa discussione più ordinata ma anche per dare il segno del fatto che esiste un’azione di governo, ma il discorso delle riforme istituzionali ho sempre voluto e voglio che sia portato avanti con la più larga condivisione possibile». Anche il presidente Napolitano è tornato a spingere sulle riforme. La riforma dello Stato e della Pa, ha scritto nel messaggio inviato al congresso del Psi, è «ormai improcrastinabile» per superare le inefficienze e contro la «delusione» e il «distacco» dalla partecipazione politica. Letta dispensa ottimismo. I 7 mesi trascorsi sono stati mesi «in cui non si sapeva mai cosa succedeva il giorno dopo», una condizione difficile, «ma insieme siamo arrivati a una svolta importante che si è manifestata nel voto sulla legge di stabilità e si manifesterà nella fiducia del nuovo Parlamento tra qualche giorno». Una scelta che non piace a Fi. «Bella sensibilità istituzionale da parte del presidente del Consiglio, Enrico Letta, che ha detto di voler proporre al capo dello Stato una verifica davanti alle Camere dopo le primarie del Pd dell'8 dicembre. Il premier antepone le vicende interne al Partito democratico ai suoi doveri istituzionali», attacca Renato Brunetta. Ribatte il capogruppo Pd, Roberto Speranza: «Inopportuna la polemica di Brunetta nei confronti del presidente Letta. Non vorremmo che a infastidire il capogruppo di Forza Italia sia il fatto che le primarie del Pd rappresentano per il nostro Paese un grande evento democratico, che il suo partito sia il vecchio che il nuovo fatica a celebrare».

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