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Cortei e violenze, Piantedosi sfida la sinistra: “Basta comportamenti ambigui”

“Quello che ci preoccupa è il ricorrente tentativo di frange organizzate di strumentalizzare i cortei per alimentare tensioni, provocare incidenti e creare situazioni di disordine”, le parole del ministro

“Fino a quando ci saranno manifestazioni io sarò qui, proprio perché il diritto di manifestare è parte integrante della vita democratica e sarà sempre garantito. Quello che ci preoccupa è il ricorrente tentativo di frange organizzate di strumentalizzare i cortei per alimentare tensioni, provocare incidenti e creare situazioni di disordine. È su questo che continueremo a mantenere altissima l’attenzione, attraverso un’attività di prevenzione che le nostre forze di polizia svolgono quotidianamente con grande professionalità e che sta cominciando a produrre i suoi effetti”. Si è espresso così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in un’intervista al Corriere della Sera.

“Da quando è iniziata questa stagione, non è stata vietata alcuna manifestazione, abbiamo consentito anche quelle che non erano state preventivamente autorizzate. Nonostante le centinaia di migliaia di persone scese in piazza, si registra pressoché l’assenza di manifestanti feriti a differenza dei rappresentanti delle forze dell’ordine. Ogni ipotesi di repressione - dice il ministro - mi sembra quantomeno fantasiosa. Mi pare, piuttosto, che talvolta si tenda a confondere, anche strumentalmente, il sacrosanto diritto di manifestare con la pretesa di poter mettere in atto comportamenti violenti o contrari alla legge. Sono due cose profondamente diverse. Le forze di polizia non intervengono per reprimere le opinioni, ma per prevenire i reati e garantire la sicurezza di tutti, a cominciare proprio da chi manifesta pacificamente. E credo che questa distinzione dovrebbe essere patrimonio condiviso”.

A chi si sta rivolgendo? La domanda del giornalista. La risposta è pronta: “A chiunque, nei partiti e non solo, abbia un ruolo di responsabilità, che dovrebbe dare sempre un chiaro messaggio di stigmatizzazione contro ogni forma di violenza senza che ci sia spazio per comportamenti ambigui o accondiscendenti”, spiega. In merito al fermo di Youssef Siher gli chiedono se sia stato un errore investigativo o un errore politico. Piantedosi risponde così: “Nessuno dei due. L’autorità giudiziaria sta indagando e vorrei sottolineare che la diversa valutazione degli elementi a carico di questo signore si è sviluppata tutta in ambito giudiziario. C’è stata una legittima ipotesi sostenuta dai magistrati inquirenti, fondata su un quadro indiziario particolarmente imponente. E una altrettanto legittima decisione di segno contrario del giudice per le indagini preliminari. Mi sembra francamente riduttivo voler ricondurre una vicenda di questa complessità alla semplicistica alternativa tra errore investigativo ed errore politico”. Esiste “una dialettica istituzionale, talvolta anche molto vivace, su questioni che attengono all’esercizio delle rispettive prerogative. Il governo ha il diritto e il dovere di assumere decisioni nell’ambito delle competenze che gli sono attribuite, così come la magistratura esercita in piena autonomia e indipendenza le funzioni previste dalla Costituzione. Sono diretto testimone, anche dalle esperienze su tutto il territorio nazionale, della grande collaborazione tra i magistrati, autorità di pubblica sicurezza e forze di polizia. Credo che il rispetto reciproco tra le istituzioni sia un principio irrinunciabile, che non esclude naturalmente la possibilità di esprimere valutazioni critiche o posizioni differenti e questo deve valere per tutti”, conclude.

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