Politica

«Io l’assaggiatore delle ragazze? Ho 80 anni, è soltanto gossip»

«È una sentenza che si adegua perfettamente a un grande pettegolezzo. Un gossip a uso e consumo della masturbazione cerebrale di tanta gente».È combattuto da un duplice contrastante sentimento,...

«È una sentenza che si adegua perfettamente a un grande pettegolezzo. Un gossip a uso e consumo della masturbazione cerebrale di tanta gente». È combattuto da un duplice contrastante sentimento, Emilio Fede, dopo la condanna a sette anni nel processo Ruby-bis. Le motivazioni della sentenza, depositate ieri dai giudici della quinta sezione penale del Tribunale, lo vogliono «costantemente in tandem» con Lele Mora. Insieme, avrebbero agito «in totale sinergia» per «procurare» a Silvio Berlusconi («il produttore») le ragazze («i programmi») che gli piacevano. Le toghe milanesi qualificano addirittura come «servigi» l’attività di procacciamento, da parte dell’ex manager dei vip, per offrire al Cav «ospiti di suo gradimento». In questo contesto, avrebbe operato Fede trattando con «l’ex premier la dazione di denaro» da destinare a Lele Mora in cambio di un «rilevante compenso per la mediazione». Una montagna di falsità, per il giornalista, assai scoraggiato per l’andamento e i risultati del dibattimento. E, soprattutto, per ciò che lo aspetta. «Faccio appello, è naturale - dice a Il Tempo -. Ma se fosse per me, non lo proporrei. È una perdita di tempo con la Procura di Milano. E poi, alla mia età, non me ne frega niente». Direttore, ha letto le motivazioni della sentenza? «Qualcosa, qualche stralcio. Avevo promesso di non commentare, ma sono stato preso dalla tentazione di dire qualche parolina quando ho letto che, secondo i giudici, io avrei partecipato alla selezione delle ragazze perché così rafforzavo la mia posizione in Mediaset e soprattutto la direzione del Tg4. Infatti, com’è facilmente verificabile, l’ho rafforzata a tal punto che, poco dopo, sono stato sollevato dalla guida del telegiornale». Che cosa è andato storto nel processo? Secondo il Collegio, ci sono tutti gli indizi per ipotizzare una gigantesca attività di inquinamento probatorio nel corso del dibattimento. «La mia testimonianza è più che credibile. L’ho detto in aula, non sono stato creduto. Ho rilasciato delle dichiarazioni spontanee. L’età di Ruby non la sapevo, o non la ricordavo, non l’ho mai detta a Berlusconi anche perché non me l’aveva chiesta. La realtà, purtroppo, sa qual è invece? Si tratta di un gossip che aveva la esclusiva finalità di colpire Berlusconi. Ci sono riusciti? Non ce l’hanno fatta? Questo non lo so. Per quanto mi riguarda, io non ho fatto assolutamente niente. Ho detto la mia verità, non avevo motivo di mentire. Infatti, non sono tra quelli accusati di falsa testimonianza. E poi: perché avrei dovuto nascondere i fatti? Non sono mica stato premiato, io. Ho perso la direzione del Tg4 e ho perso pure la candidatura al Senato. Purtroppo devo pensare che, a questa Corte, la verità non interessava». Batte ripetutamente sul tasto della genuinità delle sue dichiarazioni, Fede. Ricordando di non avere «ragioni di particolare riconoscenza» per occultare o distorcere la verità. Ciò che più gli fa male però è il ruolo che i giudici della quinta sezione penale del Tribunale milanese gli hanno ritagliato in questa storia. «Poi voglio dire una cosa: io sarei l’assaggiatore delle ragazze? Io? Alla mia età? A ottant’anni mi sarei messo a dire tu vai bene, tu no. E poi che termini... C’è anche un modo sciocco di presentare una cosa drammatica... assaggiatore e burattinaio... Spero davvero di trovare serietà nella giustizia d’appello». Un attimo di pausa, e poi riprende più incredulo di prima: «Ma si rende conto: mi hanno dato sette anni di reclusione? È una cosa forsennata. E poi, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici? Ma siamo seri. Siano seri. Non sono seri». Quanto ha inciso, secondo lei, la pressione mediatica sulla sentenza? «Sul tribunale ha inciso la decisione ben precisa, meditata, disarticolata di distruggere l’immagine di Silvio Berlusconi. Certo, poi questo è avvenuto con l’aiuto di molte trasmissioni televisive. Le campagne di Santoro e degli altri sicuramente ne sono state complici dissennate». Dunque, ora? «Io ci rido sopra amaramente, ma ci rido. Non me ne frega niente».

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