Politica

Fuori Silvio. Letta promette miracoli

Cambio di passo In concomitanza con l’uscita del Cav il premier rilancia le riforme Oggi decreti su bollette e Rc-auto. Domani i provvedimenti per la Terra dei Fuochi

La vecchia indole democristiana non si perde mai. Anzi è nei momenti di maggiore difficoltà che la sottile perfidia della vecchia scuola di partito emerge con vigore. Il premier Enrico Letta non ne è immune. Ieri la prova più evidente del suo nuovo corso politico dopo la perdita di uno degli azionisti di maggioranza del governo: Silvio Berlusconi. Già, proprio il Cavaliere che sull’onda del risentimento degli italiani verso l’indigeribile tassa sulla casa, ha puntato la fiche della ridiscesa in campo per liberare l’Italia dalla tirannia fiscale imposta dal governo Monti, e che sull’abolizione di quel maledetto balzello ha costruito una nuova vittoria. Ebbene il Cav dopo aver puntato i piedi, minacciato crisi e strappi, ed essere riuscito ad evitare agli italiani il pagamento della prima rata a giugno, ha portato a compimento la sua promessa elettorale: anche la seconda rata sarà da destinare ai regali e ai consumi, unici grandi assenti da anni nell’economia nazionale. Un successo da ascrivere alla battaglia del Pdl sulle tasse e a Silvio. Ma, tanto per ribadire la nomea di Paese ingrato con i suoi benefattori, a Berlusconi decaduto non è stato riconosciuto nemmeno il merito della fine, solo temporanesa, della tassa sul mattone. Già, ieri, il consiglio dei ministri, ha dato il via al decreto che abolisce la seconda rata dell’Imu. Significa che dopo la «spremitura» selvaggia di Monti gli italiani che hanno una casa di proprietà che abitano, nel 2013 non hanno dovuto versare un solo euro allo Stato. Sì, un evento storico. Gioia e delizia per i cittadini. Una vittoria di Silvio ma anche di tutto il governo e dunque di Letta che avrebbe dovuto esternare urbi et orbi la sua felicità. Invece nulla. Il commento è stato lasciato al sobrio ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, tecnico e poco avvezzo all’emozione. Insomma una grande vittoria per le tasche degli italiani è passata al pari di una pratica notarile (massimo rispetto per la categoria ovviamente). Sta di fatto che svista, dimenticanza o calcolo politico per Letta pari sono. Nel giorno della decadenza del Cavaliere offrirgli su un piatto di argento tributi e onori per avere vinto la battaglia fiscale sarebbe stato sconveniente. Dunque silenzio. Forse Letta nella giornata convulsa avrà avuto altro a cui pensare. Beneficio del dubbio accordato. Ma far sospettare che la linea del basso profilo sia in realtà una strategia politica ben definita è il materiale che arriverà al consiglio dei ministri convocato oggi. Già, come per incanto, dal cilindro della politica economica di Palazzo Chigi stanno per uscire provvedimenti ad alto contenuto di popolarità: il taglio delle bollette energetiche (luce e gas) con relativo sconto sugli oneri fiscali che zavorrano i conti familiari. Non solo. Sul tavolo i ministri troveranno un altro provvedimento ad alto tasso di felicità per gli automobilisti italici e che si tradurrà in un sostanzioso sconto sulle tariffe dell’assicurazione auto. Risparmi in grado di portare risorse già sotto l’albero di Natale, quando Berlusconi potrebbe essersi trasformato nella memoria di molti italiani, in una marca di prosecco. Non è finita. Archiviata la pratica Berlusconi ora al governo delle larghe intese è tutto possibile. Anche la presentazione venerdì prossimo, nell’ennesimo consiglio dei ministri, di un «Piano ambiente» in grado di trasformare la Terra dei fuochi campana in un Eden rigoglioso. I rifiuti e l’immondizia, onta nazionale del governo Berlusconi con tanto di copiosi reportage dei media internazionali, sparirano. E laddove la diossina coesisteva con le falde di acqua potabile tornerà la purezza. Morale: da oggi, sparito Berlusconi, in questa Italia tutto è realizzabile. Probabilmente anche l’intricato labirinto del Tesoro comincerà a trovare le risorse per cambiare il Paese finora negate. Sospetto: forse Letta si sta berlusconizzando. Sospetto fondato sulle sue dichiarazioni post-fiducia sulla Stabilità. I numeri «sono gli stessi che aveva Berlusconi nella legislatura 2008», dunque sbaglia Forza Italia a parlare di maggioranza risicata. «Vorrei evitare che partisse l’idea che i numeri sono insufficienti, sono numeri giusti, più forti e coesi che userò per applicare il programma che abbiamo con più determinazione». Maggioranza e programma di Berlusconi. Manca solo un pizzico di fortuna ed è fatta.

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