Politica

Riformiamo le Regioni per essere competitivi

di Pier Ernesto Irmici Deve far riflettere la discussione avviata in Germania sui Länder. In uno Stato con un territorio superiore a quello italiano di 55685mila Kmq, e con un’economia sana e un’amm...

Deve far riflettere la discussione avviata in Germania sui Länder. In uno Stato con un territorio superiore a quello italiano di 55685mila Kmq, e con un’economia sana e un’amministrazione efficiente, i tedeschi stanno valutando se passare dagli attuali 16 Länder a 11 o a 9, per migliorare il governo del territorio e ridurre i costi. In Italia, invece, sull’incongruenza del nostro sistema regionale, sull’eliminazione delle Province, che sarebbe dovuta avvenire fin dalla nascita delle Regioni, e sulle città metropolitane, previste dal 1990, ma mai attuate, si è molto ragionato, ma senza conseguenze concrete. Adesso, con il governo Letta, se il Parlamento riuscirà, tra molti contrasti e in una corsa contro il tempo, ad approvare il ddl del ministro Delrio entro il prossimo 31 dicembre, sembra giunto il momento almeno della realizzazione delle città metropolitane e del superamento delle Province. Di quest’ultime, però, continuerà a permanere l’ombra, in quanto resteranno come enti di secondo livello: una soluzione debole che lascia costi e anche rischi di sovrapposizioni di competenze. Comunque, il passo successivo dovrebbe riguardare le Regioni: il governo e la maggioranza che lo sostiene dovrebbero avere il coraggio di riformarle introducendo nella Costituzione le Macroregioni, diversamente da quanto propone la Società Geografica Italiana in un recente studio, ora all’esame del ministro Delrio. La Società Geografica suggerisce di riscrivere i confini delle Regioni portandole dalle attuali venti a trentasei, ma in questo modo non è possibile raggiungere l’obiettivo della riduzione dei costi e realizzare un organico ed efficiente governo del territorio. Diverso sarebbe se fossero intesi come Distretti eventualmente inseribili nelle Macroregioni come avviene in Germania per 5 dei 16 Länder. In generale, per un intervento sulle Regioni si deve: 1) ridurle sulla base di criteri di omogeneità territoriale con confini socio-economici razionali e superare le Regioni a Statuto speciale, autentica ingiustizia sul piano giuridico ed economico; 2) ricondurle alla loro funzione originaria di enti legislativi e programmatori; 3) renderle fortemente sburocratizzate e sottoporle a rigorosi controlli contabili. I vantaggi sono evidenti. Le Regioni potrebbero operare con efficacia avendo un campo d’azione unitario del territorio e finirebbero di essere centri di spesa incontrollati; infine, si realizzerebbero ulteriori economie con la riduzione dei 20 Consigli con relativi organi (commissioni, giunte, apparati burocratici, etc). In ultimo, si tratta di rivedere il Titolo V della Costituzione, introdotto dal centrosinistra in nome di un approssimativo federalismo, anche per riscrivere con chiarezza, al fine di evitare continui contenziosi, le materie di competenza regionale e quelle di competenza dello Stato, eliminando le contraddizioni che derivano da quelle che oggi sono concorrenti. È questo un passaggio fondamentale e non rinviabile se si vuole fare dell’Italia un Paese moderno e competitivo.

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