Politica

Le Province sono ancora vive E si preparano alle elezioni

Il casoL’abolizione è rimasta una promessa, a primavera cittadini al voto Crocetta aveva annunciato per primo la cancellazione ora torna indietro

Finora non è stato altro che è un bluff. Solo chiacchiere. Il governo Monti l’aveva annunciata in pompa magna con un decreto legge nell’agosto 2011. Poi tutto nel dimenticatoio. Nessuna abolizione delle Province. I 110 enti fino a fine anno continueranno ad essere amministratiti da commissari. Dopo non è dato sapere. Gli verranno rinnovati gli incarichi? Un pasticcio. Ad ingarbugliare la matassa la sonora bocciatura della Corte costituzionale che ha costretto il governo Letta a prevedere un disegno di legge costituzionale per il quale non esistono però i tempi tecnici, né una reale volontà politica condivisa. Tradotto: a primavera 2014 l’80% delle Province andrà a normali elezioni per il rinnovo degli organi. La politica non dà segnali. E c’è anche chi vuole mandare tutto a carte quarantotto per ridare vita agli enti. È il caso della Sicilia che sta rimettendo in pista le sue nove Province. Ed è pronta ad andare alle urne per eleggere i nuovi consigli provinciali. Potrebbe essere l’epilogo meno doloroso, per l’isola, su una questione che è sempre stata cavalcata sull’onda della demagogia. Fiumi di parole. D’altronde è noto a tutti. Basta leggere la Costituzione: per l’abolizione serve una legge costituzionale. Cosa che non ha impedito al governatore Rosario Crocetta, lo scorso marzo, di annunciare all’Italia intera che le province erano state cancellate in virtù di una legge varata dal Parlamento siciliano. Ma il testo non cancellava affatto gli enti. Anzi li teneve in esistenza grazie a commissari straordinari nominati (incarichi che scadranno a fine anno) dallo stesso governatore, spodestando di fatto giunte e consigli provinciali e rimandando tutto a una nuova norma che dovrebbe essere varata entro fine anno. Intanto, da circa sei mesi, i 6.500 dipendenti provinciali non conoscono il loro destino. Servizi di assistenza sociale, manutenzione delle scuole e delle strade nelle nove province siciliane sono in pieno marasma. Per non parlare degli 87 milioni che servono entro fine anno agli enti per chiudere i bilanci 2013 e senza i quali, tra le altre cose, gli stipendi sono a rischio. Oggi l’Assemblea regionale ha davanti tre strade: approvare la legge sull’istituzione dei Liberi consorzi dei comuni entro fine anno (impercorribile, in quanto solo nei giorni scorsi il relativo ddl varato dal governo Crocetta è arrivato all’Ars, ma ancora non è stato neanche incardinato nella commissione competente); decidere di prorogare gli attuali commissari di sei o dodici mesi (cosa che rischia di mandare in tilt tutta l’isola); decidere di non decidere, dando così di fatto il via libera alle elezioni per la prossima primavera per il rinnovo degli organi provinciali. A togliere la patata bollente dalle mani di Crocetta è arrivato il deputato regionale, Nello Musumeci, che ha annunciato un ddl (da approvare entro fine anno) che pur con regole diverse, rimette in vita gli enti. «Vogliamo porre rimedio alla gravissima situazione che si è creata per volontà del governo sulla soppressione delle Province che non è mai avvenuta - ha spiegato - mantenendo milioni di siciliani in una condizione di stallo». La bozza legilsativa prevede, tra l’altro, una riduzione di consiglieri e assessori. Mentre in merito all’indennità, Musumeci puntella: «È sostanzialmente un rimborso spese».

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