Politica

Tornano le «bionde» elettroniche

Le nuove sigarette consentite nei locali dove c’è il divieto E sulla Stabilità il Cav attacca: no alla tassa sulla prima casa

Si torna a fumare nei locali pubblici. L’esercito dei fumatori l’ha avuta vinta. Le legge del 2003 dell’allora ministro Sirchia, entrata in vigore tra polemiche, contestazioni e continue effrazioni, va in fumo. Non solo si ripristina la possibilità di fumare nei luoghi pubblici ma si incentiva un settore che sta conoscendo una rapida espansione. Stiamo parlando della sigaretta elettronica che grazie a un emendamento a firma del presidente della Commissione Cultura della Camera, il Pdl Giancarlo Galan, inserito nel decreto Istruzione (convertito in legge nei giorni scorsi), ha cancellato il divieto di utilizzo della sigaretta elettronica nei luoghi pubblici, introdotto a giugno con il decreto Iva-Lavoro. L’emendamento ha stralciato l’ultima parte del comma 10-bis dell’articolo 51 della legge Sirchia (introdotto appunto con il dl Iva-Lavoro), con la quale erano state applicate alle sigarette elettroniche le norme «in materia di tutela della salute dei non fumatori» previste per i tabacchi. Cancellando proprio quest’ultima frase di fatto viene reso possibile «svapare» la «bionda elettronica» dove invece permane il divieto per le sigarette tradizionali: uffici, ristoranti, cinema, mezzi pubblici e bar. L’e-cig rimane invece vietata nelle scuole, in virtù della norma introdotta dallo stesso decreto Istruzione. Galan ha difeso a spada tratta la norma. «È la correzione di un eccesso di proibizione», in primo luogo per la pubblicità. Poi spiega che «l’emendamento voleva correggere una situazione venutasi a creare con il decreto di luglio che era eccessivamente restrittivo e per esempio proibiva di fatto la pubblicità persino sulle vetrine dei negozi che vendono le sigarette elettroniche. Le norme erano più restrittive di quelle per il tabacco e il testo, che è stato riformulato tre volte, originariamente chiedeva semplicemente l’equiparazione delle sigarette elettroniche con quelle tradizionali». Galan dice poi di aver «recepito l’appello proveniente da una nuova filiera produttiva, per altro in forte espansione, massacrata da tassazione e da pesanti divieti di utilizzo e pubblicità a causa di un intervento normativo improvviso e forse poco approfondito». Stupore da Sirchia per quello che «è davvero un bliz; prima una tassazione fuori misura e adesso quello che sembra una sorta di compensazione, sembra una gara a chi fa peggio «molto sorpreso da quello che sembra un blitz. È un cattivo provvedimento, non certo mirato alla salute pubblica, anche nella parte che riguarda la liberalizzazione della pubblicità. Non è certo una immagine edificante quella di una persona che fuma». Le sorprese non si fermano qui. Altre novità anche se su temi diversi, verranno nei prossimi giorni dalle legge di Stabilità che entra nel vivo delal discussione del Senato. Il premier Letta ha ribadito che «le coperture per far saltare la seconda rata dell’Imu, saranno trovate e indicate nei prossimi giorni. L'obiettivo è però quello di non ricominciare a fare debiti». Poi assicura che «alla fine del 2014 avremo ridotto deficit, debito e tasse». E a chi lo critica chiede di «essere giudicato a fine mandato». Questo vale per l’Imu ma anche per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. «Ci sono i tempi per farcela entro autunno». Cambiamenti in arrivo anche per le pensioni. Letta ha ribadito che «il tema dell’indicizzazione va portato a completamento». Sulle pensioni d'oro «c'è un contenzioso alla Corte costituzionale che vogliamo rompere: intervenire sulle pensioni d'oro è utile e simbolico ma porta poco alle casse». Ma le parole di Letta non rassicurano il Pdl che alza il tiro e ora punta ad azzerare l’Imu sulla prima casa. Berlusconi definisce «inaccettabile il ritorno mimetizzato della tassa sulla prima casa, cosa per noi assolutamente insostenibile». Anche il resto della legge di Stabilità fa acqua da tutte le parti. «Serviva uno choc positivo, una frustata che ci aiutasse a cogliere la ripresa. E invece sono venute fuori molte misure rinunciatarie. Questa manovra va cambiata profondamente, come noi ci accingiamo a fare in Parlamento».

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