Politica

Apre il cantiere della nuova destra

A Montecitorio il primo incontro dell’«Officina per l’Italia» Congresso a Fiuggi il 27 gennaio. Ma senza nostalgia

«Una casa per gli esuli della politica, i delusi, quelli che non vogliono un centrodestra subalterno alla sinistra». Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, introduce così i lavori di «Officina per l’Italia» aperta nella sala della Regina di Montecitorio con esponenti della galassia ex An, ma non solo. Ci sono Gianni Alemanno, Mario Landolfi, Pasquale Viespoli, Adolfo Urso ma anche Giuseppe Cossiga nelle vesti di coordinatore, l’ex Udc Luciano Ciocchetti e una vasta rappresentanza di osservatori ed esperti vicini al mondo della destra, l’ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata. Come ospite, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, seduto allo stesso tavolo con Guido Crosetto, coordinatore di Fdi, con il quale ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi la tensione era quotidiana. L’obiettivo è di arrivare ad un documento da presentare entro il 9 novembre, data della caduta del Muro di Berlino, e, in prospettiva, secondo l’auspicio di Ignazio La Russa, ad un congresso fondativo a Fiuggi il 27 gennaio 2014, proprio come avvenne lo stesso giorno del 1995 per la nascita di An. In fondo alla Sala della Regina, il vessillo dell’iniziativa, con tre bulloni a richiamare i colori della bandiera nazionale. Si ara il terreno, insomma, per le primarie del centrodestra, e quindi nel quale inserire, oltre agli Alfano e ai Fitto, anche Flavio Tosi, «il leghista che non ha mai parlato di secessione», ricorda Meloni. Arriva il messaggio di Marcello Pera, che si tiene fuori dalla politica, ma esorta a riflettere sulla necessità di «recuperare le idee fondanti originarie» del centrodestra. «Per non averle attuate - lamenta l’ex presidente del Senato - oggi ci troviamo a finanziare la crisi economica con una pressione fiscale insostenibile e liberticida, mentre siamo ancora alle prese con uno Stato invadente, pletorico e inefficiente, istituzioni ormai decadute, e una Costituzione assolutamente inadatta, sia nei principi che nella parte organizzativa». Pera non rinuncia all’idea di una nuova assemblea costituente. Tremonti, che non ha aderito ma che ha accettato di intervenire come ospite d’onore, espone le ragioni remote della crisi in cui è precipitato il Paese e difende il governo del centrodestra: «Non abbiamo colpe, casomai le ha il centrosinistra che con l’uno-due della riforma del Titolo V e del decentramento amministrativo ha distrutto le basi dello Stato». Per Tremonti, inoltre, l’Italia ha subito due colpi di Stato nel ventennio, nel 1991-93 «fatto con i media e la finanza, con mezzi enormi, dal "Britannia" in poi...», e nel 2011 quando si arrivò a far dimettere Silvio Berlusconi con quello che «il filosofo tedesco Jurgen Habermas ha definito un colpo di Stato dolce». Determinato anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Il proposito di qui ai prossimi anni è quello di aggregare tutti gli scontenti di questa amministrazione, che già in pochi mesi ha creato moltissimi problemi e grandi difficoltà oltre quelle strutturali che esistevano quando amministravo io» ha detto. «Poter immaginare un prototipo di città diversa, oggi la crisi economica ci chiama a un grande sforzo di amministrare una città senza risorse, noi abhiamo impostato delle cose ma bisogna andare avanti su questa strada». L’altroieri Alemanno ha scritto una lettera a Berlusconi e Alfano, comunicandogli la decisione di lasciare il Pdl. Poi ha aggiunto: «Oggi si apre una nuova fase politica in cui è evidente la necessità per il centrodestra di riconfigurarsi su una pluralità di soggetti politici, come un tempo avveniva nella Casa della Libertà. Sono convinto che ognuno di noi, interpretando al meglio la propria identità politica, potrà contribuire al rilancio del centrodestra e al recupero dei troppi elettori che si sono rifugiati nell'astensionismo. Dobbiamo salvaguardare l'unità del centrodestra e prepararci alle future sfide con una sinistra che, anche in questo momento di larghe intese, non ha rinunciato ad essere distruttiva e negativa nei nostri confronti, come dimostra la drammatica vicenda della decadenza da parlamentare del Presidente Berlusconi».

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