Politica

Cara Presidente, confessi i suoi peccati «clandestini»

Cara Laura Boldrini, Nostra Signora di Montecitorio. Lei che s’indispettisce quando le dicono che predica bene e razzola malamente, nel fischiare il minuto di raccoglimento alla Camera avrebbe dovuto...

C ara Laura Boldrini, Nostra Signora di Montecitorio. Lei che s’indispettisce quando le dicono che predica bene e razzola malamente, nel fischiare il minuto di raccoglimento alla Camera avrebbe dovuto recitare pubblico mea culpa. Perché dopo aver costruito la carriera su rifugiati e poveri cristi, quando davvero poteva, se n’è infischiata. Coerentemente, dal suo punto di vista, avrebbe dovuto farsi portabandiera dell’abrogazione del reato di immigrazione clandestina così come enunciato in uno dei 12 referendum radicali, uno dei sei che un certo Marco Pannella definiva «per i diritti civili», e per il quale i radicali hanno dovuto ammettere di non essere riusciti a raccogliere firme sufficienti. E questo, signora Boldrini, è avvenuto nonostante le promesse e le pubbliche prese d’impegno del suo partito e del Pd a mobilitare i militanti per far firmare solo quei sei, e non gli «altri» sei sulla giustizia ritenendoli troppo favorevoli a Berlusconi. E come sa bene, Presidente, quando il Cavaliere ha dato indicazioni alla sua gente di firmarli tutti e 12, dalle vostre parti s’è deciso di lasciar perdere tutto e buttare tutto, il bambino e l’acqua sporca. Giusto lunedì i radicali hanno dovuto ammettere che dalle Feste de l’Unità e dalle sezioni di Sinistra e Libertà, partito di cui Nostra Signora è paladina super scortata, non è arrivata nemmeno una firmetta. E allora. Lei che poteva e non ha voluto, quest’oggi non faccia passerella a Lampedusa. Non sprechi i soldi per l’aereo. Una firma sul brogliaccio dei radicali le sarebbe costato molto meno.

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