«Una crisi di governo non conviene a nessuno. Si potrebbero creare tensioni sui mercati e verrebbe interrotto il processo delle riforme strutturali e il consolidamento dei conti pubblici». A Vilnius per l’Ecofin il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, mette in guardia dai rischi di una interruzione della legislatura in un momento difficile per il Paese. In ballo ci sono appuntamenti economici importanti (la legge di Stabilità) e l’affidabilità dell’Italia, che non riesce a tenere il passo con altri Paesi, Germania, Francia e Spagna, dove deboli segnali di ripresa cominciano a farsi sentire. Il calo del pil nel 2013 sarà superiore alle stime indicate nel Def (il Documento di economia e finanza). Questo prevedeva una riduzione del pil dell’1,3% ma che in questi mesi è peggiorata all’1,6-1,7%. La Nota di aggiornamento che dovrà essere presentata venerdì prossimo e che sarà alla base della legge di Stabilità, ne dovrà tenere conto. Il peggioramento della situazione economica rischia di far sforare il tetto del 3% del deficit in rapporto al pil che l’Italia si è impegnata a rispettare. Ecco quindi che si pone il problema di come coniugare il rispetto dei vincoli posti da Bruxelles con le promesse del programma di governo; ovvero la sospensione dell’aumento dell’aliquota dell’Iva dal 21 al 22% (scatta dal primo ottobre), la cancellazione della seconda rata dell’Imu a dicembre, le detrazioni per i capannoni industriali e il taglio del cuneo fiscale. Un’operazione difficile che richiede stabilità politica. «Dobbiamo superare la fase di incertezza» afferma Saccomanni che ritiene preferibile rinviare il ritorno al voto nel 2015 per non interrompere il percorso riformatore. In caso contrario tutto potrebbe essere rimesso in discussione a cominciare dall’impegno di cancellare anche la seconda rata di dicembre dell’Imu sulla prima casa. Saccomanni mantiene la bocca cucita sui contenuti della legge di Stabilità e soprattutto sullo scenario che sarà delineato con la nota di aggiornamento del Def dalla quale dipenderanno le prossime decisioni del governo. Si limita a ridimensionare la questione dello sforamento del tetto del deficit al 3% del pil, che invece desta preoccupazioni a Bruxelles. «Eventuali scostamenti sarebbero minimi e perfettamente gestibili con operazioni di finanza pubblica già programmati» getta acqua sul fuoco Saccomanni. Insomma non c’è da allarmarsi. Come pure non desta timore l’andamento dello spread che «non cambia le nostre prospettive» per quanto riguarda il quadro macro-economico e non ci mette in «una gara con la Spagna». In settimana Madrid ha superato l'Italia per il differenziale tra i Bonos e i Bund. Saccomanni ha anche spiegato che «il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione non incide sul disavanzo» in quanto vengono saldati «con emissione di nuovo debito per cui aumenta il debito ma senza effetti sul disavanzo. Ma sul rispetto del tetto del 3% Bankitalia la pensa in modo meno elastico. Così mentre per Saccomanni un lieve scostamento non è la fine del mondo, per Salvatore Rossi, direttore generale di Palazzo Koch «sarebbe sbagliato perché potrebbe creare allarmi e preoccupazioni». E ricorda che il vincolo del deficit al 3% «è un contratto che il Paese e l'Europa hanno stipulato tra loro e la sua violazione ha dei costi». Insomma va rispettato Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, invita alla cautela sulle previsioni di uscita dalla crisi. «I segnali di ripresa ci sono, ma il ritorno alla crescita sarà un percorso lento e gli effetti sull’occupazione saranno graduali. Ci sarà bisogno di tempo perchè ci sia un impatto sull'andamento degli ordinativi, e sulla richiesta anche di nuove professionalità». Ma per la ripresa economica l'Italia «non può aspettare che la manna cada dal cielo» ha detto Rossi. Nel Paese si sta registrando «un arresto della caduta e un lento cominciare a risalire. Questo non vuol dire che i problemi sono risolti e basta star fermi e aspettare che il ciclo riparta. Ci deve confortare il fatto che si è toccato il fondo e si ricomincia a risalire». Che fare? «Bisogna che ci decidiamo a cambiare le condizioni entro cui le imprese nascono e si sviluppano e muoiono anche, perchè è fisiologico che muoiano. Devono morire per essere rimpiazzate da imprese nuove che portano idee nuove». Il capogruppo del Pdl alla Camera Brunetta ha commentato con tono austico le parole di Saccomanni accusandolo di «non avere le idee chiarissime sulla questione del 3% del deficit» sul quale «è stato smentito anche dal governatore Visco». Come pure sulla «ripresina Saccomanni è stato smentito da tutti gli organismi, nazionali e internazionali, di rilevazioni statistiche».
Saccomanni: un danno andare al voto
Il ministro: rischio tensioni sui mercati. Meglio le elezioni nel 2015 Se andremo oltre il 3 % sarà di poco. Ma Bankitalia: sbagliato sforare il tetto
