L’Italia si è già consegnata alla sinistra? Ha fatto scalpore la decisione di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria e uomo di idee moderate, di annunciare il patto con Cgil, Cisl e Uil dal palco della festa del Pd di Genova. Così come solleva una qualche curiosità che la rivalità, ed i molti interessi in ballo tra Milano e Roma per le Olimpiadi, si risolvano in una telefonata tra Ignazio Marino e Giuliano Pisapia. Mentre molti ribaltoni si susseguono ogni giorno in aziende e centri di potere pubblico: tutti nella stessa direzione. Altro argomento, la Siria: come non condividere l'appello di Papa Francesco alla pace? Ma al tempo stesso, come dimenticarsi che esiste anche un problema di armi chimiche usate (presumibilmente dal regime di Assad) contro la popolazione civile? Sembra che una sorta di pensiero unico si stia affermando nella nostra opinione pubblica e nei luoghi di decisione, un pensiero unico che corre a capitalizzare in anticipo l'esito delle prossime elezioni, specie se il candidato del Pd sarà Matteo Renzi. Il tutto mentre anche i sondaggi, che fino a due mesi fa davano in vantaggio il centrodestra, cominciano a registrare il ribaltone. Se si votasse oggi, dice Ipsos per Ballarò, il Pd staccherebbe il Pdl di tre punti; e non solo: il 65 per cento degli italiani ha fiducia in Enrico Letta ed il 56 nel suo governo, dove peraltro ci sono pure gli uomini del Cavaliere. Quanto a Renzi, i numeri che circolano tra i democratici lo danno a quasi l'80 per cento: almeno la partita del congresso è già chiusa. Certo, con Silvio Berlusconi ormai prigioniero delle sentenze, con il suo destino in mano ad altri e mentre il partito si occupa 24 ore al giorno di questo, sarebbe sorprendente il contrario. Chi si ricorda più della vittoria sull'Imu? E non dimentichiamo la corsa al carro del vincitore, una specialità non solo italiana (basta vedere i molti fan di Barack Obama in giro per il mondo, oggi in gran parte pentiti). Tutto vero, tutto giusto. Ma che non può esonerare proprio il centrodestra da un problema che prima o poi dovrà affrontare: perché dopo il Cav c'è il deserto? Ed i molti che vorrebbero assistere decorosamente alla fine del ventennio berlusconiano senza perciò diventare renziani (oppure mettendo Renzi alla prova), né cambiare casacca, che scelta hanno? Tra figlie, colombe e pitonesse, la risposta è: nessuna. Il Cavaliere non lascia eredi; ma neppure lascia una classe dirigente che inalberi credibilmente la bandiera del moderatismo. Giulio Tremonti ha passato agosto a cercare funghi: passatempo rilassante, non precisamente quanto ci si aspetterebbe in questo momento da chi è stato il numero due di Forza Italia (quella doc), del governo (quello degli anni ruggenti), primattore del potere economico in Italia, in Europa, perfino in Cina. Renato Brunetta, un uomo intelligentissimo, un vero economista, si è consumato sull'Imu e poi sull'ornitologia, tra i falchi e le colombe del suo gruppo parlamentare. Angelino Alfano, che pure è il numero due di questo amatissimo governo, ed è soprattutto un democristiano come Letta Jr. e Sr., non viene preso in considerazione. Che la troppa lealtà sia la sua palla al piede? Non lo sapremo mai. Fuori dal partito sono sbocciate e appassite le ipotesi più improbabili: da Luca di Montezemolo a Corrado Passera a Guido Barilla. Mentre altri virgulti si auto-tritavano tra ambizioni, tatticismi, sceneggiate e tradimenti: forse tutto cominciò con Gianfranco Fini. E che dire di Casini? E di Mario Monti, al quale il Cav, di fronte a un'attonita Angela Merkel, offrì la direzione della filiale italiana del Partito popolare europeo? Il genio della comunicazione, l'uomo accusato per anni di manipolare le coscienze grazie alle tv, non è riuscito a lanciare un anti-Renzi di centrodestra. Ma non era la sinistra dei Veltroni e dei D'Alema, dei Bersani e dei Franceschini, che divorava capi e capetti? Ora almeno sappiamo che nessuno ci ha fatto il lavaggio del cervello: la democrazia è salva.
Perché dopo il Cav c’è il deserto
di Marlowe - L’Italia si è già consegnata alla sinistra? Ha fatto scalpore la decisione di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria e uomo di idee moderate, di annunciare il patto con Cgil,...