In tutta Europa le voci a favore di un ritorno alle valute nazionali si moltiplicano. Persino in Germania, che oggi è leader indiscussa della zona euro, aumentano i sostenitori teorici di un ritorno al Marco. L'Euro viene associato al rincaro dei prezzi e all'allontanamento della politica valutaria dalle esigenze e soprattutto dalla sovranità dei cittadini. La maggioranza degli economisti prevede la catastrofe in caso di uscita dal sistema euro o della sua abolizione, pochi economisti controcorrente fanno valutazioni opposte. La creatività spesso si risveglia in tempo di crisi e le "monete complementari" sono una risposta, per ora limitata ma funzionale, all'esigenza di ricreare una circolarità del credito e una risposta al carovita grazie all'iniziativa di cittadini, piccole imprese e amministrazioni politiche locali. Ce ne sono in tutto il mondo, anche in Paesi con monete ritenute forti come gli Usa, la Gran Bretagna e il Giappone. In Italia c'è, tra gli altri, lo Šcec, un sistema di circolazione del credito che nasce da un'associazione di cittadini e negozianti. Lo Šcec è come un buono sconto ma ha la caratteristica di poter essere riutilizzato da chiunque e in qualsiasi negozio che aderisca al cosiddetto "arcipelago". A qualcuno verranno in mente i miniassegni degli anni '70, ma non è la stessa cosa. Quelli venivano stampati dalle associazioni dei commercianti per fare fronte alla penuria di piccolo cambio e sostituivano di fatto le lire se si acquistava un prodotto che costava poco. Per questa valenza "sostitutiva" i miniassegni finirono per essere considerati quasi valuta falsa. Le monete complementari invece trovano la loro legittimità nel fatto che valgono solo se affiancate alla moneta correntemente in uso. Sono quindi, a tutti gli effetti, degli strumenti di riduzione del prezzo piuttosto che un sostituto della valuta. Per capirsi, un negoziante può decidere di vendere un prodotto che costa 10 euro a soli 9 euro più uno Šcec. Il cliente ottiene uno sconto e il negoziante può riutilizzare lo sconto in un altro negozio della rete. In grande scala l'utilizzo di questo sistema può creare un reale contenimento "politico" dei prezzi. Nella città inglese di Bristol esiste una valuta simile che si chiama addirittura "sterlina di Bristol". Negli anni '70 la teoria della moneta locale elaborata dal professor Giacinto Auriti trovò realizzazione grazie al sindaco del comune di Guardiagrele, in provincia di Chieti, che adottò il Simec come valuta riconosciuta con valore pari alla Lira. All'esperimento mise fine la Guardia di Finanza che sequestrò tuti i Simec in circolazione. Il sequestro venne poi invalidato e l'uso dei Simec ritenuto legittimo. A Roma l'esperimento è stato ripetuto con un discreto successo con gli Šcec dall'ex presidente del V° Municipio Cristiano Bonelli. I cittadini potevano ritirare a titolo gratuito la moneta complementare direttamente dagli uffici del Municipio come se si trattasse di uno sportello bancario e utilizzarli negli esercizi commerciali del territorio, incentivando i consumi e ricreando una rete di credito solidale. La legittimità di una moneta garantita dalla politica locale che vada a "integrare" il costo dei prodotti ha ovviamente delle implicazioni che possono dare libero sfogo all'immaginazione. Se un esperimento del genere può essere fatto in piena osservanza della legge e a costi zero da un piccolo comune o da una parte di un comune più grande, potrebbero farlo le Regioni e in linea teorica gli stessi Stati che, di fatto, potrebbero controllare l'emissione e la gestione dei titoli di credito garantendoli attraverso le Banche centrali. Come fare fronte a quel punto al pericolo di falsificazione o alla possibilità che l'eccessiva circolazione provochi meccanismi di inflazione? Gli entusiasti delle monete complementari assicurano che il pericolo non sussiste, proprio perché la moneta locale non si sostituisce a quella corrente bensì integra solamente in piccola percentuale - spesso non più del 5% - il costo dei beni. Si tratta comunque di fatto di una emissione di credito che risponde ad uno dei problemi più sentiti della crisi attuale. In realtà esistono altre reti associative, anche planetarie, che affiancano a simili strumenti nuovi meccanismi di "scambio" che permettono un baratto di beni e servizi per consentire alle aziende che non hanno soldi in cassa di continuare a operare. Il messaggio è chiaro: combattere la crisi si può, ripartendo dai cittadini e dai territori. E la politica, volendo, potrebbero fare di più.
Sì alla lira valuta complementare
di Marcello De Angelis - In tutta Europa le voci a favore di un ritorno alle valute nazionali si moltiplicano. Persino in Germania, che oggi è leader indiscussa della zona euro, aumentano i...