È quasi un riflesso incondizionato. Ogni volta che Matteo Renzi appare in pubblico e parla, il giorno dopo, puntualmente, si alza all’interno del Pd il coro di quelli che lo attaccano e lo criticano. Sabato, ospite della Festa Democratica di Borgo Sisa a Forlì, aveva annunciato: «La prima cosa che faccio se divento segretario del Pd è abolire le correnti». Impegno lodevole. Che piace al viceministro all’Economia Stefano Fassina. «Sono molto d’accordo» commenta a margine di Salubre , anteprima del Festival della Salute al Caffè della Versiliana. Anche se subito aggiunge: « Spero che intenda eliminare non solo le altre correnti, ma anche la corrente di cui lui è a capo, che è una delle più strutturate». Vecchie ruggini. Come quelle che dividono il sindaco di Firenze dall’ex segretario Pd Pier Luigi Bersani. Non a caso anche lui, da Bologna, rilancia: «Ho apprezzato molto le sue parole e sono pronto a collaborare fino in fondo e fare un partito federale. Ma dico anche, con grande amicizia e serenità, che non ho mai visto una corrente così organica come quella che portemmo chiamare renziana. Se si va a vedere in Parlamento, nel nostro gruppo, sono successe cose mai viste tipo la presentazione di mozioni o di leggi di correnti. Quindi, se Renzi deve smontare l’eccesso di correntismo e fare aree politiche-culturali che però non si fondino sulla fedeltà a una persona sono d’accordissimo. Però teniamo legati i fatti alle parole». Quindi un’altra stoccatina sulle regole del congresso: «C’è un’assemblea che deciderà democraticamente se ci sono regole da fare o da modificare. Non bisogna sempre mettere in sospetto la nostra compagnia. Siamo gente perbene tutti quanti. Quindi guardiamo le altre compagnie come sono fatte. Non andiamo sempre a lasciare intendere che abbiamo dentro chissà quali cose. Parliamo serenamente ragioniamo e fidiamoci gli uni degli altri. Siamo una grande compagnia». Unico punto su cui un po’ tutti sembrano essere d’accordo è quello della decadenza di Silvio Berlusconi. «Al di là della legge Severino - spiega Fassina -, un leader politico che ha una condanna passata in giudicato si dovrebbe dimettere. Tentare i ricatti nei confronti del governo non funziona. Una forza politica responsabile, come speriamo il Pdl possa essere, prende atto della situazione e non prova a scaricare sugli interessi del Paese i problemi del suo leader». Stessa linea per Bersani: «Il passaggio del 9 settembre è cruciale e drammatico per il Pdl. Il problema del Pdl è affrontare questa situazione cercando di non causare un turbamento troppo forte al Paese. Spero in una ragionevolezza anche se capisco che chiederla è forse un po’ un’illusione». Oggi, intanto, Renzi sarà ospite della festa nazionale del Pd a Genova. Domani una nuova puntata.
Nel partito riparte la battaglia contro il «nemico» Renzi
È quasi un riflesso incondizionato. Ogni volta che Matteo Renzi appare in pubblico e parla, il giorno dopo, puntualmente, si alza all’interno del Pd il coro di quelli che lo attaccano e lo criticano....
