Politica

Miopia e futuro del centrodestra

di Giuseppe Sanzotta - C’è una costante nella politica italiana degli ultimi decenni: l'assoluta mancanza di programmi e progetti. Tutti fermi al piccolo cabotaggio, al massimo con la manzoniana...

C’è una costante nella politica italiana degli ultimi decenni: l'assoluta mancanza di programmi e progetti. Tutti fermi al piccolo cabotaggio, al massimo con la manzoniana fiducia nella Provvidenza., ppure laicamente sperando nel colpo di fortuna. E nel frattempo lo sforzo è sempre quello di mettere una toppa. Poi domani si vedrà. Colpa della nostra incapacità a razionalizzare e di una perenne campagna elettorale. Le conseguenze però sono gravi. Non esiste una politica energetica, compriamo energia all'estero e la paghiamo cara. Per non parlare dei rifiuti. Affrontiamo il problema solo nell'emergenza con soluzione pasticciate, impopolari e temporanee. Un piano per l'occupazione? Sogni. Il turismo potrebbe dare maggior ricchezza al Paese, ma ci vorrebbero programmi per avere dei risultati duraturi. Ma l'Italia miope rimanda e perde posizioni. Anche il governo Letta è stato contagiato, così rischia di essere una grande occasione sprecata se invece di affrontare i grandi temi per modernizzare l'Italia procede con la politica degli annunci e dei rinvii. Via le province? Quando? Le Regioni spenderanno meno. Come? I manager si riducono lo stipendio? E il taglio al finanziamento ai partiti? Solo promesse. Meno consulenze del 10 per cento. Ma tagliandole del 90 non cambierebbe nulla e si spenderebbe meno. Ci vorrebbe una vera grande riforma: quella della burocrazia con uomini di governo che rivendicassero il primato della politica in quanto espressione della volontà popolare. Ma non la rivendica la politica impegnata in una perenne contesa elettorale. Così l'abolizione dell'Imu rischia di diventare una battaglia propagandistica se non farà risparmiare soldi agli italiani. Per saperlo bisognerà attendere ancora. Come sempre le decisioni sono semplicemente rinviate. L'importante era superare lo scoglio. Governo salvo, grida Letta. Fino a domani o alla prossima settimana. Come si fa a progettare grandi riforme se a metà settembre potrebbero andare tutti a casa? Tra conferme e smentite è chiaro che la decadenza di Berlusconi da senatore porterebbe alla crisi. Allora lo sforzo è quello di prendere tempo, di rinviare, di qualche settimana o al massimo di qualche mese, ma sempre per tirare a campare. Di grandi riforme non c'è niente nell'aria. Sinistra e destra stanno facendo sfumare una grande occasione: quella di rimettere in sesto il Paese prima di contendersene nuovamente la guida. Troppo miopi, troppo interessate a costruire trincee perché la logica prevalente è quella della guerra di posizione, l'alleato di oggi sarà presto un nemico. Fa bene il Pdl a difendere il proprio leader, ma dietro a questa difesa c'è il timore che senza di lui, quello schieramento sarebbe condannato alla sconfitta e alla disgregazione. È mai possibile che una forza che raccoglie il consenso di grande parte dell'elettorato, forse anche la maggioranza, sia legata al destino di un uomo, di un solo uomo che per ragioni anagrafiche non può rappresentare il futuro? Il dato drammatico è che dietro a Berlusconi c'è il vuoto, quel processo che pure era stato avviato a partire dall'autunno del 2011 è stato cancellato dalla paura della sconfitta. Niente primarie o congressi. Solo con Berlusconi si vince, dicono un po' tutti nel Pdl. Ed è drammaticamente vero. Ma tutta l'area conservatrice ha la necessità di avere un punto di riferimento permanente, con valori e progetti che rispondano a una precisa radice culturale. Ma il Pdl sta progettando il proprio futuro? Al massimo si ipotizza qualche nome che potrebbe succedere al fondatore, ma non c'è e non ci sarà mai un clone di Berlusconi. Il Pdl deve pensare al proprio futuro in modo diverso, aprendo un confronto culturale e di prospettiva in cui non ci siano falchi o colombe perché in discussione non è la fedeltà al Cavaliere, ma cosa fare domani. Come progettare un cambiamento per l'Italia coerente con una visione culturale e politica. In trincea con solo Berlusconi come prospettiva, il centrodestra potrebbe anche vincere la prossima battaglia elettorale, ma perderebbe la guerra.

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