Il Palazzaccio davanti al quale scorre il Tevere non è notoriamente una miniera, ma alcuni magistrati che vi lavorano riescono a farlo con il ritmo dell’ormai più famoso e operoso dei minatori di questo mondo: il russo Aleksoej Grigorieyevich Stachanov. Che nel 1935, in una gara organizzata per celebrare la Giornata della Gioventù sovietica, riuscì in 5 ore e 45 minuti ad estrarre ben 102 tonnellate di antracite da solo, o quasi. Un’impresa dalla quale egli ricavò un premio consegnatogli da Stalin in persona, ma soprattutto l’irruzione nei dizionari di tutte le lingue. Dove per stacanovismo s’intende un sistema d’incentivazione della produzione basato sull’autodisciplina e l’emulazione reciproca dei lavoratori. E per stacanovista chi lo pratica, dotato di "zelo eccessivo". Stacanovisti possono ben definirsi i giudici della sezione feriale della Cassazione. Che, investiti già a tamburo battente del ricorso contro la condanna primaverile in appello di Silvio Berlusconi per frode fiscale sui diritti televisivi di Mediaset, sono stati rapidissimi anche nel deposito della loro sentenza contro l’ex premier. Due giorni di udienza a fine luglio, verdetto di condanna il primo giorno di agosto e ieri deposito, appunto, delle 208 pagine di motivazioni. Di cui non risulta estensore solo uno, cui di solito si dà l'incarico, ma i quattro giudici del collegio e il loro presidente Antonio Esposito. Che è quello finito sotto procedimento al Consiglio Superiore della Magistratura per un’intervista rilasciata subito dopo il verdetto, definita "inopportuna" dallo stesso sindacato delle toghe, oltre che dal primo presidente della Cassazione. O della Turbocassazione, come meriterebbe di essere meritoriamente chiamata se riuscisse ad applicare a tutti i suoi processi i tempi riservati a quello che potrebbe costare a Berlusconi anche la decadenza da parlamentare nel procedimento già avviato nella competente giunta del Senato. In vista della cui riunione, notoriamente convocata per il 9 settembre, un deposito così tempestivo della sentenza della Cassazione arriva, diciamo così, come un assist a quanti, tra gli avversari più irriducibili del Cavaliere, vogliono mettere il turbo anche alla loro offensiva finale contro di lui.
Quei giudici stacanovisti
di Francesco DamatoIl Palazzaccio davanti al quale scorre il Tevere non è notoriamente una miniera, ma alcuni magistrati che vi lavorano riescono a farlo con il ritmo dell’ormai più famoso e...