Politica

Il Pd vuole le elezioni No al «lodo Violante»

I Democratici sono tutti d’accordo solo nel voler cacciare Berlusconi

Chi si era illuso che le aperture di Luciano Violante sul caso Berlusconi rappresentassero un primo segnale di cambio di linea del parte del Pd resterà deluso. Il giorno dopo le esternazioni dell’ex presidente della Camera - favorevole alla concessione di un approfondimento della Corte Costituzionale sulla decadenza dal Senato del Cavaliere - è quello della presa di distanza da parte di tantissimi esponenti di primo piano di Largo del Nazareno. Si passa dai distinguo più «morbidi» come quelli dei bersaniani Davide Zoggia e Franco Monaco, che riconoscono l’autorevolezza di Violante ma bollano le sue aperture come «opinioni personali, niente più», fino alle dichirazioni più dure, come quelle del segretario ferrarese Paolo Calvano, per il quale «Violante avrebbe fatto molto meglio a tacere». La linea ufficiale, quindi, resta quella tracciata da Epifani nell’intervista pubblicata lunedì da Repubblica : «Rispetteremo la legge - aveva spiegato il segretario - e quindi voteremo sì alla decadenza». E poco importa se autorevoli costituzionalisti non certo noti per le simpatie berlusconiane, come Valerio Onida e Alberto Capotosti, hanno condiviso le perplessità avanzate dal Pdl sulla retroattività della legge Severino. Questa volta il parere delle toghe è destinato a rimanere inascoltato. «La posizione del Pd sulla decadenza di Berlusconi è quella chiara e ferma fissata da Epifani - conferma Franco Monaco, membro della Direzione - quella di Violante è opinione personale che non convince: Giunta e Senato non sono organi giurisdizionali. Al più essi occasionalmente esercitano una funzione paragiurisdizionale ma, fuor di ipocrisia, ciò che si chiede loro è l’esatto contrario e cioè di sollevare artificiosamente una questione di costituzionalità che la Corte certissimamente respingerebbe». «Tutte le opinioni sono assolutamente autorevoli - spiega a sua volta il responsabile dell’Organizzazione Davide Zoggia - ma siamo una forza politica e quindi è evidente che le parole pronunciate dal nostro segretario nazionale, sono parole cui dobbiamo non solo attenerci ma anche riconoscerle come proprie». «Quella di Violante mi sembra sia una riflessione, aperture non ne vedo» chiosa il capogruppo al Senato Luigi Zanda. Inevitabile che in chiusure del genere si rifletta anche la partita congressuale che si sta per giocare. Oltre che la stagione delle Feste democratiche, in pieno svolgimento. I parlamentari sono sempre più spesso a contatto con un elettorato che ha già mal sopportato il governo delle larghe intese e ora insorgerebbe alla possibilità di «salvare» il nemico Silvio. Non è un caso se in diverse feste non sono stati invitati esponenti del Pdl e gli siano stati preferiti parlamentari del MoVimento 5 Stelle. Ma la fretta con la quale si sta provando a chiudere la partita Berlusconi potrebbe nascondere anche altro. In molti hanno notato come le posizioni più intransigenti nei confronti del Cavaliere siano state espresse dall’ala bersaniana del partito, che è poi quella che ha caldeggiato l’elezione di Epifani a segretario di «transizione». Mentre assai più cauta si sta dimostrando l’ala renziana. Questo perché, come ha palesemente ricordato Zoggia alcuni giorni fa, se la situazione dovesse precipitare e si dovesse aprire una finestra elettorale in autunno (si continua a parlare del 24-25 novembre) lo svolgimento del congresso sarebbe realmente a rischio. E a quel punto, al di là del candidato premier (Letta sarebbe il preferito ma anche Renzi in ultima istanza potrebbe andar bene) tutti i posti di comando del partito resterebbero saldamente nelle mani della vecchia dirigenza. Una serie di «manovre» che in parte sono già state «fiutate» da alcuni esponenti popolari, come Fioroni che ha invitato a «non trasformare il caso Berlusconi in un anticipo del congresso». E c’è chi, invece, invita a essere più morbidi rispetto alle richieste del Pdl perchè «tra qualche mese - spiega l’ex parlamentare Umberto Ranieri dalle colonne de Il Foglio - sarà comunque la Cassazione a rideterminare l’interdizione di Berlusconi». Voci, però, che il segretario sembra intenzionato a «silenziare». La seduzione del voto, al momento, sembra avere attecchito più a sinistra che a destra.

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