Politica

Date a Monti un manuale di galateo istituzionale

di Giacomo Pugliese Uno e trino. Mario Monti nell’autunno 2011 è salito agli onori delle cronache in uno dei momenti più difficili della storia repubblicana recente come possibile salvatore della...

Uno e trino. Mario Monti nell’autunno 2011 è salito agli onori delle cronache in uno dei momenti più difficili della storia repubblicana recente come possibile salvatore della patria e soprattutto come modello di antipolitico borghese. Dopo due anni si è rivelato un buon collezionista di incarichi. Avendo avuto dal presidente della Repubblica il più alto riconoscimento possibile come senatore a vita, dopo aver fatto anche il presidente del Consiglio dei Ministri senza alcuna investitura elettorale, il professore milanese è rimasto ben attaccato alla poltrona di capo di Scelta Civica e persino a quella di presidente dell’università Bocconi. Un tris formidabile che dovrebbe fornire all’anziano senatore uno status e un approccio «alto», magari non necessariamente distaccato ma in ogni caso proiettato verso una dimensione degna del suo curriculum. Nel suo stesso partito si registra invece un malumore crescente. Quando i ministri Cancellieri e Mauro avevano parlato della ipotesi di una amnistia, Monti fece diffondere una nota durissima in cui spiegava che solo lui era titolato ad esprimere la linea di Scelta Civica, naturalmente senza consultazione di alcun organo. Ieri, parlamentari e dirigenti del partito hanno potuto apprezzare la linea del leader grazie ad una intervista nella quale l’ex premier si è detto non scandalizzato dalla ipotesi di una grazia concessa a Berlusconi. Le frasi improvvide hanno lasciato un po’ tutti di stucco. Lo stesso Giorgio Napolitano aveva spiegato chiaramente, da ultimo nella nota del 13 agosto, che il potere di clemenza che la Costituzione gli attribuisce viene esercitato secondo le regole della Carta stessa e non certo su pressione politica. Il professor Monti saprà ben dare lezioni di economia ma sulla grammatica delle istituzioni appare ancora incerto, e non poco. Anche la guida politica di Scelta Civica appare claudicante, a partire dalla indicazione non ancora chiara se il giovane partito centrista aderisce alla famiglia del Ppe o a quella dei democratici dell’Alde.

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