«Il problema non è la procedura, ma la sostanza». In che senso? «Nel senso che, al di là della possibilità tecnica della Giunta per le Elezioni del Senato di rivolgersi alla Corte Costituzionale, c’è la questione del merito. E, da questo punto di vista, i rilievi mossi finora dal Pdl sono tutti manifestatamente infondati». Giorgio Pagliari è uno degli otto senatori del Partito Democratico che siedono nell’organismo che, dal prossimo 9 settembre, dovrà votare sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Il suo, «per il momento», è un sì convinto. Onorevole Pagliari, qual è la posizione ufficiale del Pd? Quella della «fermezza» di Epifani o quella «possibilista» di Violante? «Io posso solo parlare per me. Non mi sono confrontato con i colleghi della Giunta, ma per quanto mi riguarda ritengo che la Giunta possa tirare in ballo la consulta solo quando le eccezioni sul tavolo non siano manifestatamente infondate. Quelle che ho sentito finora, invece, mi sembra lo siano». Eppure molti costituzionalisti stanno adombrando dei dubbi sulla retroattività della legge Severino. «Io ascolto e rispetto tutte le opinioni, ma in questo caso stiamo parlando di una legge entrata in vigore il 5 gennaio 2013 e di una condanna arrivata successivamente, il 1° agosto. Di quale retroattività staremmo parlando?». Di quella del reato. «Sia la Corte Costituzionale che il Consiglio di Stato si sono già espresse su questo punto in passato. La decadenza avviene a causa di indegnità o perdità di stato. Non ha carattere sanzionatorio, si riferisce esclusivamente alla condanna, non al reato». Un atteggiamento di eccessiva chiusura da parte del Pd non potrebbe apparire pregiudiziale? «Io le obiezioni le ho ascoltate tutte, così come sono pronto ad ascoltare con attenzione la relazione che farà il senatore Augello. Quello che è inaccettabile dal mio punto di vista è che si pensi a un ricorso alla Consulta solo per perdere altro tempo». E se in Giunta venisse fuori un rilievo «fondato»? «Ripeto: ascolterò Augello senza nessun pregiudizio. Se ci fossero punto da chiarire o da approfondire sarei pronto a valutarli. Qui si tratta di una questione giuridica, non politica. Il mio giudizio politico su Berlusconi, come è noto a tutti, è negativo, ma non lascerò che in alcun modo questo condizioni il mio lavoro in Giunta. È il Pdl, semmai, che sta provando a trasformarla in una questione politica». Anche per chiedere l’intervento della Consulta è necessario un voto a maggioranza nella Giunta? «Certo. Mentre se venisse bocciata la relazione di Augello sarà il presidente a scegliere un altro relatore. E l’iter a quel punto dipenderebbe dal tempo richiesto da quest’ultimo per redigere la nuova relazione». C’è il rischio che una crisi di governo blocchi l’iter della decadenza? «Considerata la tempistica delle nostre riunioni, credo di no. Il problema sorgerebbe in caso di scioglimento delle Camere. A quel punto il Senato non potrebbe votare la nostra proposta. Perché, è bene ricordarlo, la Giunta non ha alcun potere di far decadere Berlusconi. Alla fine sarà l’Aula a votare». È per questo che il Pdl spera in una fine anticipata della legislatura? «In realtà a breve la Cassazione stabilirà la durata dell’interdizione del Cavaliere dai pubblici uffici. E poi c’è il problema dell’ineleggibilità che la legge Severino prevede in ogni caso. A quel punto, che la Giuta si pronunci o meno non conta nulla».
«Il ricorso alla Consulta non servirebbe a nulla»
Carlantonio Solimenec.solimene@iltempo.it «Il problema non è la procedura, ma la sostanza».In che senso?«Nel senso che, al di là della possibilità tecnica della Giunta per le Elezioni del Senato...
