Dopo i dati di numerosi istituti internazionali che indicano come l’Italia non riesca a reggere il passo degli altri Paesi europei dove qualche segnale di ripresa comincia a farsi sentire, ieri è arrivata una impietosa classifica della Commissione europea. Da questa emerge che il problema dell’Italia è la competitività. È questo il vero macigno che impedisce al nostro Paese di uscire dalla crisi. Nella classifica della competitività l’Italia si trova solo al 18° posto, dietro Cipro e Portogallo, con le regioni del Nord che non riescono più a stare al passo della concorrenza dei paesi dell'Europa centro-settentrionale. Anche la Lombardia, cuore produttivo del nostro Paese e fino a tre anni fa tra le prime cento regioni europee, è uscita dalla classifica e si trova ora al 128° posto ormai fuori dalla cosiddetta «banana blu», la fascia territoriale che racchiudeva (da Londra alla Lombardia, passando per Olanda, Belgio e Baviera) le regioni più dinamiche. In testa alla Top 5 c'è Utrech, in Olanda, seguita dall'area di Londra, dal Berkshire - Buckinghamshire - Oxfordshire (Gran Bretagna), da Stoccolma, e dal Surrey (ancora in Gran Bretagna). Le regioni del Mezzogiorno d'Italia occupano tutte le ultime posizioni della classifica. La Sicilia è al 235° posto su 262. La Calabria al 233esimo subito dietro alla Puglia e poco distante dalla Basilicata (227). La classifica è stata stilata tenendo conto di diversi fattori: istituzioni, stabilità macroeconomica, infrastrutture, sanità e istruzione di base. Nessuna delle regioni italiane è stata promossa a pieni voti in almeno uno di questi capitoli. Scorrendo l'elenco si trovano tutte nella parte bassa della lista. Sardegna (222), Campania (217) e Molise (201), hanno ottenuto risultati paragonabili a quelli raggiunti dalle zone più depresse dell’Est europeo. Punteggi migliori, ma comunque preoccupanti, per le altre. Dopo la Lombardia, al 141° posto si trova l'Emilia Romagna, al 143° il Lazio, al 145° la Provincia autonoma di Trento, e poi ancora la Liguria (146), il Piemonte (152), il Friuli (157), il Veneto (158), La Toscana (160), l'Umbria (167), la Provincia autonoma di Bolzano (173), le Marche (177), la Valle d'Aosta (178) e l'Abruzzo (187). Nella precedente valutazione, risalente al 2010, l'Italia era al 16° posto. Il presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, atribuisce il declassamento alla «politica dissennata messa in atto nell'ultimo anno dal governo dei tecnici di Mario Monti, attraverso una linea basata soltanto sul rigore e sull'aumento della pressione fiscale, che ha penalizzato il Nord e, in particolare, la Lombardia e il suo sistema produttivo». Per uscire dal tunnel e riconquistare competitività, Maroni indica una sola strada: quella della politica che punta alla crescita, che passa dalla riduzione della pressione fiscale, per liberare risorse per investimenti e ricerca. Colpa delle tasse, anche per il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota. «Un imprenditore piemontese non ha niente di meno rispetto ad un collega d'oltralpe, deve però sottostare ad un carico fiscale insopportabile e a una burocrazia senza senso figlia del centralismo». Anche Cota punta l’indice contro i provvedimenti del governo Monti. «L’ulteriore aumento delle tasse dell'ultimo periodo ha evidentemente dato il colpo di grazia, anche perchè non è stato controbilanciato da misure anticicliche e rivolte alla crescita. A tutto ciò, infine, si deve aggiungere una totale mancanza di politica industriale da parte del governo centrale». La via d’uscita per le Regioni del Nord «è di rompere le catene del centralismo. Guarda caso le regioni d'Europa più competitive e che salgono nella classifica Ue sono quelle che possono godere di un federalismo spinto». Ma il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, indica come fattore essenziale della ripresa la «la stabilità politica. Inoltre bisogna mettere le nostre imprese nelle stesse condizioni di quelle europee: quindi agire su energia, costo del denaro e burocrazia».
Italia lumaca per competitività
Solo diciottesima nella classifica dopo Cipro e Portogallo. La Lombardia esce dalla lista delle Regioni più dinamiche
