Politica

Bankitalia: primi segnali di ripresa

Il direttore generaleRossi: i danni della crisi in Italia maggiori che altrove Bisogna migliorare le condizioni del fare impresa. Riavviare gli investimenti

«Anche in Italia i primi segnali di una lenta ripresa economica, o almeno di un arresto della caduta, ci sono e trovano conferma in diversi indicatori». Dal Meeting di Comunione e Liberazione, in corso a Rimini, il direttore generale della Banca d'Italia, Salvatore Rossi, lancia messaggi rassicuranti. Parole che sembrano rivolte soprattutto alla politica, ricordando a quanti vorrebbero far saltare il banco e aprire la stagione elettorale, che il momento economico è molto delicato. La ripresa non è stata ancora agganciata in pieno ma qualche segnale di inversione della tendenza c’è. E se l’Italia arranca dietro agli altri Paesi dell’Eurozona è perché, spiega il direttore generale, «i danni della crisi sono stati da noi maggiori che in altri paesi, anche per questo la ripresa è piu faticosa». Eppure tra mille dificoltà, l’Italia sta facendo progressi. Le ultime rilevazioni di vari organismi economici, quello più recente è di Eurostat, indicano che qualcosa si sta muovendo anche se rispetto a Germania, Francia e anche alla Spagna, per il nostro Paese risalire la china è più faticoso e lento. Questo processo non può essere compromesso da una crisi politica che farebbe ripiombare il Paese nell’incertezza . Il ruolo fondamentale lo hanno le imprese che «possono sostenere la ripresa con il riavvio dei piani di investimento». Ma «per rendere duraturo il ritorno all'investimento è necessario migliorare le condizioni del fare impresa in Italia, da tempo difficili». Come anche ha detto giorni a l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, numerosi sono gli ostacoli per il mondo imprenditoriale. Rossi punta il dito contro «il gravame fiscale, l'oscurità delle norme e gli ostacoli burocratici». Impulso potrebbe venire anche dalle banche, che, ha osservato ancora Rossi, «potranno concorrere a una ripresa sana degli investimenti, muovendo da una base patrimoniale solida, concedendo credito con prudenza e sagacia». Per il direttore generale di Palazzo Koch, «nel breve periodo il rapido completamento dei lavori pubblici già in corso può sostenere la domanda aggregata». Mentre «le grandi opere pubbliche ex novo hanno tempi di realizzazione lunghi e un'alta intensità di capitale: vanno valutate in un'ottica di lungo periodo, avendo in mente obiettivi di produttività, di orientamento delle scelte di localizzazione delle imprese sul territorio, di benessere». Il problema, secondo Rossi, non è solo di tornare a investire. «Cruciale è la qualità degli investimenti pubblici». E sottolinea che «costi a consuntivo e tempi di realizzazione sono spesso in Italia superiori a quelli di analoghe opere realizzate all'estero». La qualità di una infrastruttura dipende anche «dalla qualità del processo di progettazione e realizzazione, che in Italia va rafforzato e sveltito, soprattutto nel coordinamento fra i diversi livelli di governo, centrali e locali». La questione non è l’entità della spesa pubblica per investimenti. Il direttore generale di Bankitalia sottolinea che «in Italia non è stata inferiore a quella sostenuta nel resto d'Europa, se non negli ultimi anni ma è stata utilizzata meno efficientemente. Il problema non è quindi che si spende poco, ma che si spende male, «spesso a causa di norme e prassi amministrative difettose». E «come finanziare questi investimenti è un problema non da poco, dati i vincoli di bilancio». La crisi globale, ha rilevato Rossi, «ha ridotto drasticamente i finanziamenti a lungo termine in tutta Europa, problema sul quale si è aperto un ampio dibattito nelle sedi istituzionali. Le infrastrutture, soprattutto se realizzate in partnership da soggetti pubblici e privati, sono particolarmente colpite». Intanto continuano a arrivare dati che indicano un’accelerazione dell’economia in Europa. La Commissione Ue registra un «marcato miglioramento» dell’indice della fiducia per l'Unione a 28. Dati che fanno il paio con quelli provenienti dalla Germania, dove il Pil è cresciuto dello 0,7% nel secondo trimestre, rispetto al primo.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.