Il governo sembra avviato verso quel fallimento che in molti, fin dal suo nascere, avevano previsto. La grande coalizione è una prova di coraggio e di grande senso dello Stato se i partiti che la compongono riescono a mettere da parte i propri interessi per il bene supremo del Paese. Ci sono esempi in Europa dove questa formula ha funzionato, in Germania per esempio, ma la coalizione aveva dei punti programmatici precisi, concordati. Possiamo dire che sia stato così anche in Italia? Soprattutto è troppo forte l'astio e la rivalità politica per pensare di mettere tutto a tacere per un tempo lungo. E così si sapeva che la conferma della condanna da parte della Cassazione sarebbe stato il momento della verità. Il Pdl non può rinunciare al proprio leader, anche perché non ha saputo costruire una classe dirigente autonoma capace di muoversi anche senza la sua guida. Proprio la difficoltà dello storico rivale mette in crisi il Pd. Una parte non ha mai accettato questo tipo di alleanza, pensando che fosse destinata a durare poco, sono gli stessi che hanno il nervo scoperto a sinistra che non vogliono avere rivali e competitori nella stessa area, che vogliono l'alleanza con Vendola, che pensano e sperano di poter fare breccia tra gli eletti grillini. Sono quegli esponenti del Pd che non vedono l'ora di votare in Senato contro Berlusconi pensando di poter sperimentare nuove strade, costruire nuove alleanze. Poi c'è la parte rappresentata da Renzi che scalpita per andare al voto, convinto da sempre che il governo Letta non avrebbe risolto i problemi del Paese, un governo del tirare a campare inutile. E dannoso soprattutto perché avrebbe alla fine logorato proprio Renzi. Ci sono poi i governativi, quelli che sostengono più fortemente Letta che forse avrebbero anche accettato di allungare i tempi della discussione al Senato per guadagnare tempo, per verificare eventuali novità nella convinzione che un governo capace di continuare e ottenere dei successi resisterebbe meglio alla bufera che prima o poi arriverà quando si voterà al Senato. Perché una cosa è chiara, il Pd non potrà che votare come Grillo e i vendoliani per la decadenza da senatore del leader dello schieramento opposto. Sarebbe illusorio sperare in qualcosa di diverso. Il Pd questo non può permetterselo, lascerebbe alla propria sinistra praterie di consenso alle forze più estremistiche provocherebbe la rivolta dei militanti, sicuramente si dividerebbe ancor più di quanto appare oggi. Fino ad oggi i vertici del Pd, dopo le tempeste interne di luglio, hanno preferito la polemica con gli avversari di sempre, sui temi del governo e su quelli della giustizia. Un ritorno all'antico per disintossicarsi dalla feroce disputa in famiglia. E anche in questi giorni lo sforzo è quello di far vedere alla controparte la compattezza dello schieramento, la determinazione a votare compatti. Ma cosa accadrà a settembre? Sarà la crisi se non ci sarà ancora prima. Allora gli scenari saranno due: il Pd tenta di formare un nuovo esecutivo o si andrà al voto. Prendiamo la prima ipotesi: il partito si divide. Può Renzi accettare un altro rinvio? E soprattutto se i voti necessari dovessero arrivare dall'estrema sinistra sarebbe il caos. E il congresso sarebbe una vera resa dei conti. Ma se si andasse subito alle urne che fine farebbe il congresso? Si può indire nel mezzo di una campagna elettorale? E soprattutto in che modo si sceglierà il candidato premier? Ci sarà tempo per le primarie? La fine del governo Letta potrebbe vedere un Pd ammaccato e in seria difficoltà. Per quel partito (oltre che per il Paese) sarebbe un bene se il governo continuasse la propria azione e si trovasse una soluzione per eliminare il problema Berlusconi. Pd e Pdl, pur con ragioni diverse, sono nell'impossibilità di trovarla. Il Quirinale resta l'ultima speranza per evitare che la lotta politica dimentichi i veri problemi: quelli degli italiani.
L’ultima speranza è il Quirinale
di Giuseppe Sanzotta - Il governo sembra avviato verso quel fallimento che in molti, fin dal suo nascere, avevano previsto. La grande coalizione è una prova di coraggio e di grande senso dello Stato...