Un’altra giornata ad alta tensione, all’indomani del vertice serale tra il presidente del Consiglio, Enrico Letta, e il vice Angelino Alfano. La notizia, diffusa in mattinata dell’incontro tra il premier e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto scenari poco rassicuranti sulla tenuta del governo. In serata poi, sono saliti al Quirinale anche il ministro all’Economia, Fabrizio Saccomanni e alla Giustizia, Annamaria Cancellieri. Il primo, secondo indiscrezioni, in merito ai provvedimenti fiscali in preparazione, la seconda per la situazione nelle carceri. Sul tavolo di Palazzo Chigi e del Colle più alto tuttavia ci sono gli stessi due nodi cruciali da sciogliere in fretta per evitare una crisi al buio: il «caso Berlusconi», Imu e Iva. Il premier avrebbe infatti aggiornato il Capo dello Stato sul faccia a faccia con Alfano e sulle prospettive della situazione di governo e politica, poi di nuovo a lavoro a Palazzo Chigi per preparare i prossimi Consigli dei ministri: quello di oggi, sui provvedimenti sulla Pubblica amministrazione; e quello del 28 agosto che dovrebbe definire le questioni dell’Imu e dell’Iva. Letta ha scelto di fatto la linea del «low profile» di fronte alle nuove dure prese di posizione di Berlusconi e Alfano a proposito dei riflessi che potrebbe avere sul governo un eventuale voto che sancisca la decadenza dell’ex premier. La situazione tuttavia potrebbe precipitare da un momento all’altro. «Si va avanti pensando a risolvere i problemi del Paese, questo è l’unico pensiero fin dal giorno in cui si è insediato il governo», ripetono a Palazzo Chigi, e la sola preoccupazione è che «l’azione dell’esecutivo prosegua lungo questa strada, tutto il resto fa parte della dialettica tra le forze politiche». Del resto, come affermato dallo stesso presidente del Consiglio durante la visita a Vienna, «sarebbe paradossale se dopo che l’Italia ha tenuto duro durante la crisi e ora c’è la possibilità di raccogliere i frutti della terra promessa della ripresa, ci avvitassimo in questioni di politica interna». E paradossale, sembrano lasciar intendere a palazzo Chigi, sarebbe far cadere il governo una volta trovata una soluzione su Imu ed Iva, cavalli di battaglia del Pdl e questioni sulle quali, come hanno rimarcato dalla sede del premier, si sono registrati «passi avanti» verso «buone soluzioni» nell’incontro tra Letta ed Alfano. Fuori Palazzo Chigi però il Pd fa quadrato, riducendo ai minimi i margini di una via d’uscita. «Vedo che gli esponenti del Pdl insistono. Forse non hanno capito - riferisce in una nota il responsabile organizzazione del Pd, Davide Zoggia - lo ripeto con chiarezza ai colleghi del Pdl, che invito ad assumersi le proprie responsabilità e a smetterla con il tentativo di scaricare sul Pd i problemi che riguardano il loro partito. Il problema di Silvio Berlusconi riguarda il Pdl. È lui che è stato condannato con sentenza definitiva, e per un reato grave. Ricordo a tutti che l’evasione fiscale è una delle cause principali del debito pubblico, della mancanza di risorse per gli investimenti, della necessità di stringere la cinghia e della pesantezza del prelievo fiscale sugli onesti. Se il Pdl non regge questa situazione e vuol far saltare il governo perché Berlusconi non riesce ad ottenere un salvacondotto che lo salvi, se ne assuma la responsabilità di fronte all'Italia. Di conseguenza è inutile che i colleghi del Pdl continuino a chiedere: che farà il Pd? Il Pd sostiene il Governo Letta perchè crede che serva ad affrontare i problemi degli italiani. Quanto a Berlusconi, noi faremo ciò che è giusto fare, con ponderazione, con attenzione, senza pregiudiziali né posizioni preconcette. Ma non vi sono spazi per manovrette, furbizie e accordi indegni per un paese come l’Italia. La nostra decisione è chiara e trasparente. E non accetteremo ricatti». Incalza il dirgente Pd, Giorgio Merlo: «È inutile insistere e ripetere noiosamente le stesse cose. Pd e Pdl hanno, come sapevamo da mesi, visioni opposte e alternative su come affrontare e risolvere il "caso Berlusconi". Se ne prenda atto e si metta fine a questa agonia». Rincara il ministro Graziano Delrio: «Non mi pare che il Pd possa far altro che prendere atto della sentenza e quindi il Pd voterà la decadenza: non c’è altra soluzione». La posizione del partito del presidente del Consiglio è più chiara che mai e, giorno dopo giorno, viene espressa con toni crescenti. E non solo. Il clima di questo scorcio di fine estate assume sempre più un deciso sapore elettorale. Una crisi «al buio» come questa, del resto, non vede altre vie d’uscita che quella di un ritorno alle urne entro Natale.
Letta da Napolitano Si studia il «piano B»
Al Quirinale anche Saccomanni e Cancellieri Pd irremovibile: no ai ricatti, voteremo sì
