Politica

«Troppe liti, serve un Patto sociale»

Il leader della Cisl Bonanni: senza la riforma elettorale non si esce dalla crisi Una cabina di regia con sindacati, imprese e enti locali per fissare le priorità

Un patto sociale per l’emergenza e conomica e lo sviluppo che consenta di superare la conflittualità dei partiti e definisca una road map con le priorità. È quanto chiede il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni per la ripresa autunnale. Un patto sociale con sidacati, mondo imprenditoriale e governo territoriale che dovrebbe avere una cabina di regia come centro decisionale. Il premier Letta ha appena finito di parlare al Meeting di Rimini e Bonanni dice di condividee in pieno quanto a detto, come pure il messaggio inviato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La priorità quindi è la riforma elettorale? «Il tema politico e quello economico si intrecciano. Ci sono due ostacoli che sbarrano la strada alla ripresa. Primo: la legge elettorale. Tornare a votare con le stesse regole è incompatibile con il criterio di democrazia parlamentare. L’impossibilità di segliere i propri candidati compromette il rapporto di fiducia tra gli eletti e i cittadini». Per uscire dalla crisi quindi occorre rimettere mano all’assetto politico, più che fare nuove manovre? «Uscire dalla crisi non è un problema di formule più o meno miracolistiche. Se non si ricostruisce un rapporto di fiducia tra i cittadini e la politica nessuna azione sarà credibile. E perchè ciò avvenga, il requisito fondamentale è la possibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti. Oggi invece l’impopolarità della politica deriva dal fatto che nessuno conosce gli eletti che sono indicati da una oligarchia. Ben pochi eletti hanno un rapporto diretto con i propri elettori». E se si dovesse andare a nuove elezioni a breve? «Senza una nuova legge elettorale, nessuna forza politica riuscirà ad essere davvero preponderante sulle altre. I partiti essendo instabili al loro interno difficilmente potrebbero fare alleanze davvero ponderate ed efficaci. Quindi si rafforzerebbero elementi sciagurati e rovinosi che possono travolgere il Paese perchè per i mercati internazionali perderemo ancora di più reputazione e attendibilità. È inutile nascondercelo la vicenda politica ha un risvolto economico molto più importante rispetto a prima. Non a caso il Giappone che ha un rapporto pil debito il doppio di quello italiano, è considerato più che solvibile grazie alla sua celebrata stabilità politica e quindi economica. Nel nostro Paese manca un rapporto corretto con i problemi, tutto è vissuto in chiave di contrapposizione. Nemmeno in momenti gravi come questi si ha un’idea di unità. Infatti a destra e sinistra si arrovellano sui problemi di partito dando un valore enorme ai problemi loro e poco agli interessi generali. Quindi Letta e Napolitano hanno ragione. Legare insieme forze contrapposte non può far che bene perchè potranno disintossicarsi da questa dittatura della contrapposizione continua». Gli ultimi dati indicano che nell’Eurozona stanno emergendo segnali di ripresa tranne però che in Italia. Che fare? «Il problema principale, lo ripeto, è l’inaffidabilità della politica. In Spagna le forze politiche si sono unite nel perseguire gli obiettivi più importanti; anche la Grecia ha trovato una coesione al suo interno». Letta sostiene che ce la faremo. È possibile condividere questo ottimismo? Come? «Questo governo non nasce con una base programmatica chiara ma sull’onda dell’emergenza per impulso del presiente Napolitano che ha spinto forze politiche diverse e contraposte, a lavorare insieme. È il momento di dare una svolta all’azione del governo. A Letta chiediamo di fare con le parti sociali un patto di emergenza economica e sullo sviluppo. Lavoratori e imprenditori negli ultimi tempi, sono stati alleati come mai era successo. Un governo che agisse solo sull’onda dell’emergenza è condannato ad essere strattonato dalle richieste delle varie parti politiche. Per superare questa difficoltà è necessario un confronto con le parti sociali e i governi locali. Questi infatti gestiscono gran parte dei poteri nazionali e metà dei denari pubblici. Per dare un indirizzo al Paese è necessaria una grande base programmatica». Un patto su quali temi? «Innanzitutto sul tema fiscale. Il carico fiscale è esorbitante a fronte di servizi scadenti e carenti. Bisogna tagliare le tasse di lavoratori, pensionati e di chi investe. Occorre anche fare una revisione della spesa, come lotta alle rendite di posizione, contro i monopoli nei servizi. Questi sono piombo sulle ali del Paese. Ci sono poteri fortissimi che hanno messo le catene su molti gangli vitali della nostra economia che vanno spezzate. Costoro lavorano per l’instabilità». Come agirebbe questo patto sociale? «Penso a una cabina di regia sociale capace di definire una road map con le priorità per il Paese».

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