Politica

Gaffe, insulti e risse Estate rovente in Aula

Parolacce, minacce e proteste stravaganti Parlamentari sempre meno «istituzionali»

Il deputato del Pdl Maurizio Bianconi si volta verso i banchi del MoVimento 5 Stelle e grida: «Ti rompo il muso». Poi si «autoespelle» dall’Aula. Ma mentre scende le scale, il pentastellato Andrea Colletti, che pochi minuti prima aveva criticato «il pregiudicato Berlusconi» facendo infuriare Bianconi, rivolge, sempre con il microfono acceso, un invito a Roberto Giachetti, che presiede la seduta: «Presidente, si può chiedere che la buvette non dia la Sambuca ai deputati, almeno la mattina?». Lo ripete due volte. Bianconi rientra nell’emiciclo di Montecitorio con aria minacciosa. Lo devono tenere per evitare la rissa. Alla Camera e al Senato è stato un agosto rovente. Non certo per le temperature. Con il governo appeso a un filo, la conferma della condanna a Berlusconi, le frenesie del Pd, la trincea del Pdl, le provocazioni del MoVimento 5 Stelle non poteva essere altrimenti. Il 29 luglio è stato il deputato del M5S Angelo Tofalo a stupire i colleghi. Alla fine del suo intervento, incentrato sulla necessità che gli Stati recuperino la loro sovranità, ha avvicinato l’Ipad al microfono e ha fatto sentire una canzone. Non una qualsiasi: «People have the power» di Patti Smith. I vicini di banco sono rimasti a bocca aperta. La presidente Laura Boldrini non ha fatto una piega: «C’era anche la colonna sonora? Accidenti, gli effetti speciali... Grazie». Il «caldo» ha colpito anche il Senato. Il 7 agosto, pochi giorni dopo la sentenza della Cassazione su Berlusconi, Alessandra Mussolini ha imitato in Aula il giudice Esposito: «Non lo so, chest’è una stupotaggine – ha esordito – Vabbuò, chill’ non poteva nun sapere...». La vicepresidente Lanzillotta l’ha fermata. Ma subito dopo ha preso la parola il senatore del Pdl Ciro Falanga: «Signora Presidente, se lei toglie la parola a un senatore soltanto perché nel suo intervento usa un’espressione in dialetto napoletano, credo che lei non diriga adeguatamente l’Aula. Le licenze poetiche, la senatrice Mussolini se le può permettere». A quel punto la Lanzillotta ha restituito la parola alla Mussolini che ha ripreso a leggere il colloquio telefonico tra il giudice e il giornalista de Il Mattino . Nella querelle non poteva mancare il vicepresidente di Palazzo Madama Roberto Calderoli, reduce dall’«incidente» con la ministra Kyenge (l’ha paragonata a un «orango»): «Ero estremamente interessato all’intervento della Mussolini. Se potesse tradurmelo in bergamasco gliene sarei grato perché se no non riesco a comprendere». Ci ha pensato Gianluca Buonanno a fare concorrenza al collega leghista. Alla Camera, il 30 luglio, ha suggerito ai parlamentari di Sinistra Ecologia e Libertà di cambiare nome. Viste le insistenze sui matrimoni gay, gli ha consigliato di chiamare il partito «Sodomia e libertà». Bufera. In serata, in un’intervista a Radio24 , Buonanno ha cercato di recuperare: «Anche il Santo Padre ha detto che c’è la lobby dei gay. Ho fatto un discorso in generale sulle giovani coppie eterosessuali che io difendo». Quando si dice la toppa peggiore del buco. L’«insolazione» di Buonanno è evidente. Il 14 agosto ha lanciato una nuova provocazione: «Nella città di Varallo, dove sono prosindaco, circa il 6% della popolazione straniera utilizza circa il 50% degli aiuti che noi diamo alle famiglie in difficoltà che li richiedono. Andando avanti così, con le continue riduzioni di trasferimenti dal governo centrale, non riusciremo ad aiutare tutti, e io desidero non dimenticarmi della nostra gente. Per questo regalerò preservativi agli extracomunitari pagandoli di tasca mia». Ma il festival di risse, insulti e strafalcioni estivi dei nostri parlamentari è ricco di altri episodi. Il 10 luglio ha perso le staffe il deputato del Pd Piero Martino, che si è scagliato contro i colleghi del MoVimento 5 Stelle. È stato bloccato dai commessi. Invece un parlamentare del M5S ha accusato Renata Polverini (Pdl) di aver definito i disoccupati «sfigati». L’avrebbe detto l’8 agosto durante la riunione della commissione che discuteva il dl Lavoro: «È stato incredibile - ha raccontato Alessio Villarosa - Siamo rimasti tutti sbalorditi, anche i suoi colleghi di maggioranza». La Polverini ha risposto per le rime: «Ho dato immediatamente mandato ai miei legali di presentare una querela nei confronti dei deputati Villarosa e Micillo. Non ho utilizzato alcuna espressione di ingiurio». Infatti ha chiarito che intedeva «sfigati» come «sfortunati in gergo popolare». Poi, a sua volta, ha attaccato i 5 Stelle. Nella riunione «alcuni deputati del M5S erano presenti senza averne il permesso» e «malgrado il mio richiamo ad uscire, disturbavano i lavori, tanto da costringermi a richiedere l’intervento del personale della Camera per accompagnare fuori dalla sala chi non autorizzato». Le sedute sospese e le proteste sono state parecchie. I deputati 5 Stelle hanno deciso di levarsi la giacca in Aula, poi di fare un sit-in in piazza Montecitorio. Le urla «buffoni» «buffoni» scagliate reciprocamente dai parlamentari sono state quotidiane. La presidente Boldrini è più volte finita sul banco degli imputati. Come quando il capogruppo del Pdl Renato Brunetta ha reclamato che la presidente censurasse la parlamentare 5 Stelle Carla Ruocco che aveva definito l’ex ministro «capo indiscusso del gruppo unico del malaffare, delle larghe intese e dell’inciucio». «Censura!» ha urlato Brunetta. «Non è questo il tono» ha ribattuto la Boldrini. Anche il deputato di Fratelli d’Italia Massimo Corsaro ha attaccato il governo con toni piuttosto duri. Anzi funebri. «La maggioranza è in fase terminale, in stato di morte clinica. Occorre liberare Palazzo Chigi dal cadavere». Ci mancava solo la Camera ardente.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.