Politica

Ligresti, hotel e conti correnti Sigilli per 250 milioni di euro

La magistratura: danneggiati 1.200 risparmiatori

Centinaia e centinaia di milioni di euro sequestrati. Alberghi di lusso, assocurazioni, immbili e conti correnti bloccati dalla Guardia di Finanza alla famiglia Ligresti. Il maxi sequestro è stato disposto nell’ambito dell’indagine «Fisher Lange», che ha già portato, il 17 luglio scorso, all’arresto della famiglia Ligresti e di alcuni ex manager di Fondiaria Sai per falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato. Il sequestro, su ordine del gip di Torino, arriva a pochi giorni dagli ultimi interrogatori che hanno visto sfilare davanti ai pm anche Giulia e Jonella Ligresti, rispettivamente detenute nel carcere di Vercelli e Torino dallo scorso 17 luglio. Il sequestro di di ieri si somma a quello eseguito dal procuratore capo di Lugano che ha sequestrato circa 30 milioni di euro depositati su conti in Svizzera intestati a Salvatore Ligresti e alle figlie, bloccati anche i beni del figlio Paolo. Tra i beni sequestrati in 25 province italiane, gli alberghi della catena Atahotels, il Principe di Piemonte di Torino, il Naxos Beach di Taormina, il Grand hotel Fiera Milano e il Golf hotel Campiglio, oltre al comprensorio di Milano dove risiede la famiglia: questo vale 13 milioni e mezzo di euro e comprende 32 immobili con giardini, maneggi e piscine. Inoltre, a Salvatore Ligresti sono state sequestrate due polizze assicurative per un valore di 5,5 milioni, due polizze sequestrate anche alla figlia Giulia (valore 1,2 milioni) e alla primogenita Jonella (valore 2,5 milioni). Non solo. I finanzieri hanno messo i sigilli anche alle disponibilità finanziarie di altri arrestati: agli ex ad Fausto Marchionni ed Emanuele Erbetta, e all’ex vicepresidente Antonio Talarico. A Marchionni sono stati sequestrati i conti correnti bancari e postali fino alla concorrenza di 150.000 euro, a Erbetta i conti correnti fino alla concorrenza di 500.000 euro e per Talarico i conti correnti bancari e postali fino alla concorrenza di 1.500.000 euro. Dagli accertamenti eseguiti dal procuratore aggiunto Vittorio Nessi e del pm Marco Gianoglio si stima «un profitto illecito derivante dalla commissione di tali reati complessivamente pari 251,6 milioni di euro», riferibile a Fondiaria Sai, alla famiglia Ligresti e agli altri ex manager finiti in manette. Gli arrestati sono accusati di aver falsificato il bilancio del 2010 (approvato ad aprile 2011), con l’aggravante, secondo gli inquirenti, «di aver procurato un gravissimo danno ad almeno 12.000 risparmiatori e di aver fornito una falsa informazione al mercato, avendo occultato un buco nelle riserve sinistri di non meno di 600 milioni di euro». Elementi preziosi per gli investigatori sono stati trovati in casa e nell’agenda di Giulia Maria Ligresti, durante una perquisizione effettuata dai finanzieri mesi fa. Fatture, documenti fiscali, frasi scritte a mano hanno portato i finanzieri a capire che dietro la società Pegasus c’erano i membri della famiglia.

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