Politica

Epifani al lavoro per far saltare il governo

Altolà del Pd: cancellazione dell’Imu non prevista Il Pdl non indietreggia: è una provocazione

Il leader del Partito Democratico Guglielmo Epifani ha cominciato il lento e diplomatico lavoro di indebolimento del governo Letta con un colpo alla debole costruzione che lo sostiene. Dalle colonne del giornale di partito (l’Unità) Epifani ha risposto duramente alle dichiarazione di Silvio Berlusconi che venerdì scorso aveva lanciato l’ultimatum all’esecutivo sul nodo dell’Imu. «L’impegno che abbiamo preso nell’ultima campagna elettorale, quello stesso impegno che è alla base dell’accordo che ha portato alla formazione del governo di larghe intese, è chiaro: l’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole non si deve più pagare» aveva detto il Cav. Puntuale come un orologio la replica del Pd che, per coprire le sue debolezze interne come la scelta sofferta di Renzi come leader, ha alzato il tiro sulla tassa che colpisce la prima casa. La precisazione di Epifani sa più di bilancio del farmacista che di politico. «Letta - ha sostenuto il segretario Pd - non ha parlato di abolizione ma di superamento dell’attuale tassazione sulla prima casa, dando il tempo a governo e Parlamento di elaborare una riforma che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti». Una questione letterale insomma che non sposta di un millimetro il vero nocciolo del problema. E cioè il fatto che l’abolizione della tassa sulla prima casa non è solo un risparmio di risorse per buona parte delle famiglie italiane ma serve soprattutto a dare loro un segnale di fiducia e seppellire definitivamente quell’ansia di rigorismo dei conti pubblici che a suon di tasse ha ucciso la speranza del Paese. Togliere l’Imu sulla prima cassa per il Pdl significa rassicurare la classe media spaventata dalla cura Monti e ridarle voglia e forza di spendere e investire. La psicologia della classe media del Paese è però sconosciuta a sinistra divisa tra il Brunello di Montalcino bevuto nei calici delle ville di Capalbio e le invettive ideologiche contro Marchionne, la Fiat e chiunque si permetta di condizionare un investimento a regole, chiare, adatte alla competizione globale. Anche il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, si è immediatamente adeguato alla contrapposizione ideologica sul tema dell’Imu: «Nessun ricatto sarà accettato dal Pd» ha detto Fassina che ha rimandato al palla dellla crisi di governo al mittente: «Il partito di Berlusconi si deve assumere la responsabilità di far cadere il governo». Il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, non ha perso l’occasione di entrare nella querelle: «Ho grande fiducia in Letta, ma non nel Tesoro che finora ha fatto solo chiacchiere e ipotesi» sull’abolizione dell'Imu. Ragion per cui il Pdl non accetterà testi presentati con la logica del prendere o lasciare». Stilettate a distanza visto che ieri era la prima giornata di vacanza per la politica. Ma gli echi delle battaglie di Roma erano evidentemente ancora nelle orecchie di deputati, senatori e membri del governo perché l’intera giornata politica è ruotata attorno a due parole chiave: ricatto e provocazione. La Ravetto (Pdl) ha sostenuto che dire no all’abolizione è «pura provocazione». Anche Cicchitto ha definito «pura provocazione» le analisi del Tesoro sulla non priorità dell’Imu nell’agenda di governo. La Santanchè se l’è presa con Fassina invitato a non usare la parola ricatto, «pur essendone evidentemente un esperto. Fino ad ora infatti i ricatti li abbiamo subiti noi del Pdl, dallo spread in poi al governo Monti». Capezzone ha spiegato che «se si vuole, è molto probabile che le risorse per uno choc fiscale positivo ci siano. E non solo per Imu e Iva, ma per fare anche molto altro, sempre nella direzione di un alleggerimento fiscale per famiglia, imprese e lavoratori». Secondo il presidente della Commissione Finanze della Camera «se, come il Mef ha reso noto alcuni giorni fa, nei primi sei mesi del 2013 le entrate tributarie sono aumentate di quasi 6 miliardi di euro (quindi del 3,1%) rispetto allo stesso periodo del 2012; se i segnali di graduale stabilizzazione del quadro congiunturale annunciano un ulteriore miglioramento delle entrate; e se le entrate derivanti dall'azione di contrasto all'evasione sono aumentate di quasi il 10%, cioè di 329 milioni di euro, ci aspettiamo che sia possibile destinare queste risorse a scongiurare definitivamente l’eliminazione dell’Imu su prima casa e agricoltura, e a bloccare definitivamente l’aumento dell’Iva».

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