«Bisogna fare e fare in fretta. Ogni autorità, a qualunque livello, deve accelerare i tempi, semplificare procedure vecchie e dannose, procedere a marce forzate senza distrazioni o retropensieri. Nessuno può chiamarsi fuori o rimandare l'impegno in prima persona». In un’omelia dalla forte valenza sociale, il presidente della Cei ha sollecitato ancora una volta i responsabili del bene comune a mettere in atto tutti gli sforzi necessari per superare definitivamente la crisi che attanaglia il Paese. Il card. Bagnasco lo ha fatto in occasione della festa di San Lorenzo, a cui è dedicata la cattedrale di Genova. Riferendosi al capoluogo ligure, il porporato ha ricordato che perdere «per superficialità, imperizia, o interessi particolari» il suo «impagabile patrimonio di professionalità e di sacrificio» sarebbe «imperdonabile davanti agli uomini e grave davanti a Dio». Ma il suo sguardo è andato oltre i confini della diocesi, per comprendere tutta l’Italia: «Si legge di segnali positivi - ha ricordato Bagnasco - Se non sono dei presagi, ce ne dobbiamo moderatamente rallegrare, sapendo che una vera ripresa dell'occupazione ancora non si vede». Eccola, la nota dolente. Una ripresa senza lavoro rischia di lasciare indietro tante persone, tante famiglie: «I segnali positivi sono l'inizio dell'alba - ha proseguito il cardinale - ma troppa gente attende il giorno per non perire. Tutti auspichiamo che i cenni di ripresa diventino realtà per tutti: mentre la ripresa avanza lentamente, infatti, l'affanno di famiglie, giovani e anziani, morde e non aspetta tempo». Prendendo spunto dall’esempio di San Lorenzo, l’arcivescovo ha fatto un parallelo interessante: «La fede - ha detto - non riguarda solo la vita interiore dei credenti, ma anche i rapporti tra gli uomini e quindi il loro stare insieme, la vita sociale». Il martire romano, donando tutti i suoi averi ai poveri, non fece solo «un grande atto di carità» ma rese un servizio «alla società di allora». Proclamò «nei fatti che una società è vera quando è giusta e fraterna, e che l'autorità non è per se stessa ma per servire. E' una lezione sempre attuale e un monito grave». Un discorso che in ogni caso riguarda anche la Chiesa, che «non è la Chiesa di categorie, di gruppi elitari, di iniziati; oppure la Chiesa dei giovani o degli anziani, degli uomini o delle donne. Essa ci accoglie tutti come siamo, con i nostri doni e le nostre miserie», con un «rilievo speciale» per «i bisognosi e gli umili. Per questo la Chiesa è vicina alla gente là dove vive: la casa, il lavoro, il tempo libero».
Bagnasco mette in guardia da una ripresa senza occupazione
Andrea Acalia.acali@iltempo.it «Bisogna fare e fare in fretta. Ogni autorità, a qualunque livello, deve accelerare i tempi, semplificare procedure vecchie e dannose, procedere a marce forzate...
