Politica

«Non tagliano la casta ma il personale»

Il vicepresidente della Camera, Di Maio: «I partiti si tengono stretti i privilegi Dal governo solo spot. Ai deputati 2.500 euro al mese, come noi del M5S»

OnorevoleDi Maio, è deluso dal rinvio del disegno di legge che abolisce i rimborsi elettorali? «I partiti avevano chiesto la procedura d’urgenza, sembrava un segnale forte. Il governo Letta ha varato questo provvedimento il giorno prima delle elezioni amministrative. È stato soltanto uno spot. E sono convinto che sarà così anche per il testo che cancella le Province. È la loro tattica: proclamano i disegni di legge come fossero leggi approvate, poi una volta che arrivano in Parlamento vengono affossati dai partiti». Un gioco delle parti, insomma. «Il gioco di Letta, che fa la politica degli annunci. Del resto la volontà di non realizzare i tagli è bipartisan». Pensavate di dare il buon esempio? «Abbiamo rinunciato ai 42 milioni di euro dei rimborsi elettorali e ci siamo tagliati gli stipendi. Ma è evidente che senza finanziamento pubblico i partiti non potrebbero sopravvivere. Nemmeno Berlusconi è più disposto a girare soldi al Pdl. Il punto è che hanno costruito dei partiti-pachiderma che hanno bisogno di un sistema di finanziamento enorme. Se dovessero fare come noi, non riuscirebbero a reggere il confronto». Quanto ha speso per la sua campagna elettorale? «Tutta la mia lista, nella circoscrizione Campania 1, ha speso mille euro. Impossibile per Pd e Pdl, che hanno bisogno di invadere le città con i manifesti, fanno gli spot elettorali, devono mantenere costose sedi e tutti gli incarichi a dirigenti e funzionari. E poi c’è anche un’altra questione. Se chiedi contributi ai cittadini, poi devi farli decidere, devi coinvolgerli. Ecco, per evitare che i cittadini decidano i partiti preferiscono avere un’autonomia finanziaria. Noi invece abbiamo applicato un meccanismo virtuoso, che non ha soldi da gestire e che apre alla partecipazione». Condivide il provvedimento del governo che abolisce i rimborsi elettorali? «Il 2 per mille è una chiara violazione del principio secondo cui il voto è segreto. E poi prevedere di dare sedi e bollette gratis ai partiti e di pagargli i corsi di formazione significa, di fatto, non cambiare niente e spendere gli stessi soldi in maniera diversa». Qual è la vostra proposta? «Cancellare il finanziamento elettorale e mettere un tetto alle donazioni dei singoli cittadini. Nello stesso tempo abbiamo proposto norme per regolare le lobby e per il conflitto di interessi. Cose di cui si discute da trent’anni ma che non sono mai state fatte». Avete presentato un piano di riduzione delle spese del Parlamento? «I primi giorni della legislatura all’ufficio di presidenza. Prevedevamo di risparmiare 40 milioni di euro all’anno ma gli altri non erano d’accordo. Secondo noi bisogna ridurre l’indennità dei parlamentari a 2.500 euro netti al mese, più i rimborsi delle spese rendicontate con un tetto massimo di 8 mila euro, compreso l’assegno per il collaboratore». Nei giorni scorsi si diceva che l’ufficio di presidenza avrebbe lanciato una proposta shock. Quale? «Ma quale proposta shock. Ad aprile è stato deciso che i questori avrebbero dovuto preparare un’istruttoria sugli stipendi e sulle altre riduzioni che avevamo richiesto ma ancora non si è visto niente. Non solo. Non hanno levato un euro ai deputati ma vogliono tagliare le indennità ai dipendenti. Ne discuteremo nell’ufficio di presidenza di domani (oggi). Io penso che i tagli lineari agli stipendi del personale siano sbagliati. Inoltre i soldi che pensano di risparmiare, al massimo un paio di milioni, sono irrisori rispetto al miliardo e 300 milioni che costa la Camera ogni anno. Spendiamo 9 milioni solo di carta. È normale? E 120 milioni di vitalizi. Poi le auto blu, che costano al Paese un miliardo. Avevamo proposto di lasciarla solo alla presidente Boldrini. Nemmeno questo hanno voluto fare». Cosa l’ha colpita di più in questi mesi in Parlamento? «La preparazione dei dipendenti. Sono loro che mandano avanti la politica».

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