Politica

Le mani bipartisan della politica sulle scelte del Monte dei Paschi

Le mani della politica sul Monte dei Paschi di Siena c’erano. Ed erano di tutti i colori. Destra e sinistra influenzavano non poco il destino e le scelte della banca senese. Le pressioni sono ora...

Le mani della politica sul Monte dei Paschi di Siena c’erano. Ed erano di tutti i colori. Destra e sinistra influenzavano non poco il destino e le scelte della banca senese. Le pressioni sono ora ben evidenziate nei fascicoli dei pm di Siena sull’acquisizione di banca Antonveneta. A spiegarle sono stati i vertici dell’istituto. Innanzitutto l’influenza del Pd, nota e ben presente, al punto che la sua iscrizione non sorpreso nessuno, ma ci sono anche i rapporti dell’istituto con il Pdl. A descrivere bene ai magistrati come la politica era di casa a Rocca Salimbeni è stato il presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini: «La mia nomina, come quella dell’avvocato Mussari alla guida della banca, fu decisa dai maggiorenti della politica locale e regionale e condivisa dai vertici della politica nazionale». Non sono mancate le sorprese. Nel centrosinistra «il riferimento politico di Mussari era Ceccuzzi. Ma posso dire che Mussari aveva un rapporto cordiale anche con Veltroni, quando questi divenne segretario del Pd». Per il centrodestra, Mancini ha spiegato che «il punto di rifermento di Mussari nel Pdl era l'onorevole Verdini». Ma l’ex presidente di Banca Mps, però, aveva «dei rapporti» anche con Gianni Letta. «Ricordo - ha aggiunto il numero uno della Fondazione - che Letta affermava che Mussari era il suo riferimento in banca, mentre il sottoscritto era il suo riferimento in fondazione». Le dinamiche ne erano una conseguenza. Mussari «mi confermò di avere il sostegno del partito dei Ds a livello nazionale». Non solo. Nel 2009 la banca rinnovò il cda. Fra i nomi da confermare c’era quello di Andrea Pisaneschi, «persona vicina all’onorevole Gianni Letta». Mancini prese il telefonò , chiamò l'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio e gli chiese un appuntamento a Palazzo Chigi. In quell'incontro, «chiesi indicazioni all’onorevole Letta circa la nomina del componente del Cda in quota Pdl - ha ricordato Mancini - ed egli mi disse che andava certamente bene la conferma di Andrea Pisaneschi, ma che avrebbe dovuto parlarne con il presidente Berlusconi per la definitiva conferma». Stessa cosa per Carlo Querci, «espressione dei soci privati». Dopo alcuni giorni Letta telefonò a Mancini dicendogli che aveva parlato con Berlusconi e che «il presidente aveva dato il suo assenso alle due nomine».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.