Giorgio Napolitano lo ha già fatto sapere nel modo più chiaro possibile: il destino del governo non è e non può essere in alcun modo legato alle vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi. Più di un semplice auspicio visto che, qualora il Pdl o il Pd dovessero decidere di aprire la crisi come reazione alla sentenza della Cassazione, sarà proprio il Capo dello Stato a dover decidere se sciogliere le Camere e, nel caso, avviare l’iter delle elezioni anticipate. Un’ipotesi che al momento il presidente della Repubblica non contempla affatto. Certo com’è che solo l’esecutivo guidato da Enrico Letta può realizzare le riforme di cui il Paese ha bisogno. In ogni caso, qualora i partiti dovessero insistere nel chiedere elezioni anticipate, non sarà lui a macchiarsi di questo «crimine» (Napolitano ha sempre dalla sua l’arma delle dimissioni). E se questa è la posizione del Quirinale naturale che le altre istituzioni tengano la stessa linea ostentando, come nel caso del premier, una certa sicurezza. «Sono assolutamente tranquillo - commenta Letta da Atene - nel lavoro che sto facendo, non penso che ci saranno terremoti. Sono convinto che la situazione sia molto più stabile di come viene presentata normalmente quando si pensa alla sentenza di domani (oggi ndr )». «Sono sempre stato sulla linea per cui non si commentano le sentenze e certo non cambio linea a 24 ore da quella attesa per domani (oggi ndr ) - aggiunge -. Qui ho programmato il lavoro per l’anno prossimo, lo avete visto. Sono convinto che ci sarà una conferma di stabilità. Io lavoro e sono convinto che le cose andranno bene». Insomma quello di oggi sembra quasi un semplice passaggio formale. Almeno per chi osserva seduto a Palazzo Chigi. E non solo. Anche il presidente del Senato Pietro Grasso, mercoledì scorso durante la cerimonia del Ventaglio, aveva spiegato che «in questa fase la stabilità, che non deve diventare un totem, è però funzionale a porre in essere, senza tentennamenti e inutili scossoni utili solo a quella sorta di campagna elettorale permanente nella quale da troppo tempo siamo immersi, le linee di intervento illustrate dal presidente Letta in Aula presentando il programma del governo. Stabilità che dovrà essere garantita, e mi sembra che segnali positivi in questo senso siano arrivati, in qualunque modo la Corte di Cassazione dovesse pronunciarsi sull’onorevole Berlusconi». Ieri analoga cerimonia alla Camera e parole molto simili (il suo è più un auspicio) del presidente Laura Boldrini: «Credo che singoli casi giudiziari non debbano interferire nella vita delle istituzioni. Qualunque sia la decisione della Cassazione, essa non dovrà avere ripercussioni sulle attività parlamentari». Al coro si aggiunge anche il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri: «Questi sono problemi che appartengono alla politica e in cui io non entro. Lasciamo che le cose si svolgano come si devono svolgere, ma non mi appartiene. Il governo è a rischio? Dovete chiederlo intanto al presidente del Consiglio ma io non ritengo sia a rischio». «Io credo che la Cassazione farà quello che deve fare con la massima serenità - aggiunge -. Aspettiamo gli eventi». Insomma, nei palazzi della politica, sembra regnare un certo ottimismo. Questo stando alle dichiarazioni ufficiali che però, stavolta, potrebbero coincidere con quelle ufficiose.
Tutti in campo per blindare Letta
Certezze Dal Quirinale ai presidenti di Camera e Senato è gara per spiegare che non ci saranno ripercussioni. Anche il premier sicuro: «Nessun terremoto»