I redditi dei ministri sono un dagherrotipo d’Italia. Non il color seppia della nostalgia, ma un sentore d’arretratezza. L’Italia al governo è quella statale e burocratica. Quella che ancora corre, compete e vince non c’è. Potrebbe anche andare bene, se fosse una distinzione dei ruoli e una rappresentanza delegata degli interessi vitali. Invece è la mera prevalenza della macchina statale. Vanno presi in considerazioni tre aspetti. Non m’interessa qui valutare la correttezza delle dichiarazioni (taluni l’hanno messa in dubbio). Considero scontato (spero) che nessuno abbia mentito. 1. I ministri “ricchi” sono gli statali. I redditi più alti sono dichiarati da burocrati e magistrati, che hanno fatto con merito il loro mestiere, ma sempre a ridosso della spesa pubblica. Esclusa l’ipotesi che altri colleghi abbiano dichiarato il falso, ciò statuisce che il modo migliore per diventare ricchi e potenti consiste nel farsi assumere nella pubblica amministrazione. Sconsolante. Sono burocrati e magistrati giunti al più alto livello della carriera e dello stipendio (o della pensione), ma il criterio vale anche per i livelli più bassi: un impiegato pubblico gode di maggiore sicurezza rispetto a uno privato, mentre i suoi redditi, negli anni della crisi e nel decennio che l’ha preceduta, sono cresciuti di più. E più dell’inflazione. Ci sono mestieri pubblici che vanno premiati, dagli insegnanti agli infermieri, ma i soldi sono stati distribuiti senza valutazione del merito individuale. Cattivo esempio. 2. I parlamentari vivono per la quasi totalità dell’emolumento parlamentare. Va bene, perché se fai seriamente quel mestiere è difficile che ti rimangano spazi per coltivare altre attività. Qui, però, varrebbe la pena di allargare l’obbligo di dichiarazione e fornire una serie storica. Ciò perché se si tratta di persone che sempre vissero di politica è segno che neanche loro hanno mai sperimentato l’ebrezza del lavoro in un mercato aperto alla concorrenza. 3. Nulla di male a essere nullatenenti. Ma è strano che, in un Paese di proprietari di case, si arrivi in cima alle stanze del potere essendo riusciti a non costruire o accumulare nulla. Può darsi siano francescani, ma è più probabile che abbiano diversamente intestato i beni. Regolare, suppongo, ma da dichiarare. Dal dagherrotipo si passi al digitale e instagram, il che comporta anche un sistema fiscale meno ostile al rischio e al merito. Ciò non comporta punire le mezze maniche, ma neanche favorire le mezze cartucce.
Ministri specchio dell’Italia
di Davide Giacalone - I redditi dei ministri sono un dagherrotipo d’Italia. Non il color seppia della nostalgia, ma un sentore d’arretratezza. L’Italia al governo è quella statale e burocratica....