Politica

L’identità prima dell’unità

di Sarina Biraghi «Se siamo uniti non ci batte nessuno» ha detto Enrico Letta alla direzione del Pd. Appunto, il nodo è tutto lì: stare uniti in un partito che da un pezzo ha perso la sua unità. Ma...

«Se siamo uniti non ci batte nessuno» ha detto Enrico Letta alla direzione del Pd. Appunto, il nodo è tutto lì: stare uniti in un partito che da un pezzo ha perso la sua unità. Ma anche l’identità. Un partito che ha fatto delle «regole» un vanto e che oggi, minato da personalità e personalismi in guerra l’un contro l’altro armati, proprio sulle regole non riesce a trovare il bandolo della matassa di un congresso e di una leadership. Non si capisce se a questo Pd, fatto non di correnti di antica memoria, ma di uomini in contrasto ideologico tra di loro, faccia più male l’assenza anziché la presenza di Berlusconi sul palco politico. Negli ultimi venti anni la sinistra ha trovato la sua forza politica di opposizione nell’antiberlusconismo cavalcato sempre e comunque, senza se e senza ma. Oggi, obtorto collo , con il nemico diventato alleato, il Pd, come Sansone senza capelli, ha perso la sua forza e scoperto lo scontro fratricida. E così ieri la riunione del parlamentino si è conclusa senza voto. Tutto rinviato a mercoledì perché contro l’ipotesi del segretario traghettatore Epifani, non candidato, si sono scagliati renziani, giovani turchi e il dalemiano Cuperlo. I nodi del contendere sono due. Il primo riguarda la data di presentazione formale delle candidature alla segreteria: Epifani ha lasciato intendere che si formalizzeranno dopo i congressi di circoli provinciali e regionali per arrivare al nazionale di fine novembre. Il secondo incaglio è rappresentato dall’ipotesi di una platea ristretta per l’elezione del segretario e dalle primarie aperte solo per la scelta del candidato premier. Ma in serata ha aggiustato il tiro. È scoppiata la bufera ben testimoniata dai messaggi lanciati via Twitter dai «fighetti»: «Con Berlusconi hanno fatto un governo, con Renzi non vogliono fare manco un partito». Bersani, senza metafore, ha provato a chiarire: «Tutte le primarie sono aperte. Le primarie per il premier saranno aperte a chi si dichiara elettore del centrosinistra, le primarie per il segretario devono essere aperte a chi aderisce al Pd». Chissà se basta... Chiaro il richiamo all’unità del premier Letta interessato soprattutto a non scaricare le tensioni del partito sull’esecutivo, già provato di suo... La chiusa della vicenda porta la firma di Civati: «La paura di perdere... perdendosi».

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