Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge di riordino degli enti locali che ha come obiettivo quello di "svuotare" le Province dei propri poteri ridefinendo Unioni dei Comuni e città metropolitane. La notizia è trapelata mentre la riunione è ancora in corso. Il testo è stato approvato in prima lettura ora dovrà passare all'esame della Conferenza Unificata per poi tornare sul tavolo del governo per l'approvazione definitiva. A conclusione della riunione il ministro degli Affari Regionali Graziano Delrio ha illustrato le caratteristiche del provvedimento: "Abbiamo proceduto secondo un principio semplificatorio. Restano due livelli e cioè i Comuni e le Regioni. In mezzo ci saranno le aree vaste come le città metropolitane, una riforma che si attende da trent'anni". "Con questo testo - ha aggiunto - non si azzera la democrazia perché resta la rappresentanza dei sindaci. Il ddl tende anche a stimolare le unioni dei comuni per ottimizzare i servizi per i cittadini e le imprese con una massa critica superiore a quella attuale. Dobbiamo fare un passo avanti. C'è inoltre un ulteriore stimolo a riorganizzare gli oltre 3000 enti intermedi, ci saranno cioè programmi di accompagnamento a partire dal processo di individuazione. Con il ddl si azzera un classe politica fatta di giunte, assessori e consigli, ma non si azzera la democrazia perché la gestione si può fare con le unioni comunali e i sindaci. Non ci saranno variazioni di confini, la riforma sarà immediatamente eseguibile". Quanto ai risparmi, il ministro ha spiegato che "su 11 miliardi potremmo raggiungere in un paio d'anni più di un miliardo di risparmi di spesa". Mentre l'obiettivo è quello di arrivare a non rinnovare le amministrazioni provinciali già "nelle elezioni del 2014. Pensiamo di convincere il Parlamento che sia necessario. Siamo pieni di speranza e fiducia, ma non di certezze". Posizione comprensibile visto che l'Unione delle province italiane è già sul piede di guerra. "Questo ddl è incostituzionale - tuona il presidente Antonio Saitta - perché le Province hanno funzioni amministrative e non possono essere svuotate di queste funzioni. È la resa del governo ai grandi burocrati che non vogliono essere toccati. Vince la burocrazia e il governo si arrende". Intanto, sempre stamattina, il premier Enrico Letta ha ricevuto a Palazzo Chigi il sindaco di Roma Ignazio Marino. Uscendo il primo cittadino ha spiegato che "l'adesione dei comuni alla città metropolitana deve avvenire entro il 29 febbraio 2014 ma questa data deve essere un termine dinamico per permettere ai comuni più lontani e non confinanti di avere tempo a disposizione per l'adesione". "Come sindaco di Roma Capitale - ha aggiunto - ho avuto l'opportunità di essere ascoltato in Cdm in relazione al disegno di legge che il governo sta discutendo in relazione alle città metropolitane. Nella sostanza dal punto di vista di Roma Capitale sono d'accordo sull'impianto della legge ma i termini di un eventuale adesione di tutti i comuni, data la complessità della provincia di Roma, devono essere meglio precisati, perché così come è scritto nella legge un comune può aderire solo se confinante con gli altri Comuni che hanno già aderito. Quindi ci sarebbero dei Comuni, come ad esempio Bracciano, che non potrebbe aderire se non hanno già aderito già Anguillara e Fiumicino. Questo evidentemente è legato alla complessità geografica del nostro territorio che secondo me è un punto che va chiarito nella legge".
Via libera al ddl "svuota province"
Il Cdm approva il testo in prima lettura. Ora dovrà passare all'esame della Conferenza Unificata ma l'Upi attacca: "È incostituzionale"
