Politica

L’Italia non sapeva dell’asilo ad Ablyazov

L’Interpol non era stata informata del suo status di rifugiato politico

Nessun Paese membro dell’Interpol poteva sapere che a Mukhtar Ablyazov era stato concesso dal Regno Unito lo status di richiedente asilo o rifugiato. Il segretario generale dell’Interpol, Ronald K. Noble, lo ha scritto in una lunga lettera inviata al capo della polizia, Alessandro Pansa, e Francesco Cirillo, direttore della polizia criminale. «Per qualsiasi Paese membro che si fosse trovato a consultare le banche dati del Segretariato generale - si legge nella missiva - Ablyazov (latitante e rivale politico del presidente kazaco Nursultan Nazarbaev, ndr ) era un soggetto ricercato da Kazakistan, Federazione Russa e Ucraina». Il caso Shalabayeva, su cui ieri ha riferito alla Camera la ministra degli Esteri Emma Bonino, si arricchisce così di un nuovo capitolo. E di un nuovo giallo, visto che sul sito dell’Interpol Ablyazov risulta ricercato solo da Mosca. Noble ha chiarito che risale al 2011 la richiesta all’ufficio britannico dell’Interpol «di localizzare il latitante ai fini estradizionali» indicando il Regno Unito come possibile di destinazione di Ablyazov. In tre anni, però, da Londra e da Manchester non è arrivata nessuna informazione sulla concessione dello status di rifugiato, «in quanto ritenuta una questione riservata», scrive Noble. Nuovi elementi emergono anche su Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako imbarcata il 31 maggio, insieme alla figlia Alua, su un volo per Astana dopo il blitz della polizia italiana nella casa di Casal Palocco in cui risiedeva. Nella Capitale kazaka la donna è indagata con obbligo di firma ma teme per la sicurezza sua e della piccola. «Non abbiamo nessun problema a rimandarla indietro», ha detto da Bruxelles il vicepremier kazako Yeron Orynbayev, ma «ha presentato un passaporto falso, cosa che è un reato anche in Italia e se torna rischia quattro anni di prigione». Su questo punto è intervenuta l’Interpol della Repubblica Centrafrica, il quale ha confermato che il passaporto in questione risulta falsificato. La nota sarà acquisita dalla procura di Roma nel procedimento che Giuseppe Pignatone e il pm Eugenio Albamonte hanno aperto sulla kazaka, indagata per falso e ricettazione. E mentre il Copasir chiede al premier un’audizione, sul caso ha riferito in Senato Emma Bonino. Conclusa la Commissione Diritti umani, la ministra ha ribadito che non ha mai pensato di dimettersi e che la Farnesina è venuta a conoscenza del caso Shalabayeva solo il 31 maggio. «Tutti i dettagli sui giorni precedenti li ho appresi dalla relazione di Pansa», ha detto Bonino, riferendosi al rapporto del capo della polizia. Gli interventi («continui, direi incessanti») della Farnesina per raccogliere informazioni sono cominciati allora. Anche con le telefonate al ministro Alfano, il 2 giugno durante la parata ai Fori e il giorno successivo al premier Letta. La Farnesina è venuta a conoscenza solo l’8 luglio del comportamento «intrusivo e inaccettabile» dell'ambasciatore kazako Andrian Yemelesson. Il rappresentante di Astana «in questa fase» non sarà espulso, ha chiarito Emma Bonino spiegando che «al momento non possiamo affievolire la nostra assistenza e protezione» ad Alma Shalabayeva e alla figlia Alua, che resta «una priorità del governo». «Vediamo cosa succede», ha avvertito il governo di Astana, «se c'è una decisione ufficiale, il Kazakistan reagirà».

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