Liberato dal peso della mozione di sfiducia, rassicurato dall’appoggio di Berlusconi e di (quasi) tutto il partito, evitato anche il campo minato di un possibile rimpasto di governo a settembre, sul volto di Angelino Alfano è tornato il sorriso. Certo il cammino del governo di cui fa parte non è dei più agevoli ma ora il ministro dell’Interno può anche permettersi di fare la voce grossa e dire che «non c’è una terza via tra questo esecutivo e il caos». Insomma si va avanti così, piaccia o non piaccia al Partito Democratico. Anzi, non è ipotizzabile neppure un suo passo indietro, come il capogruppo in Senato del Pd Luigi Zanda ha chiesto in aula. Certo c’è da superare lo scoglio di una possibile condanna per il Cavaliere nel processo in Cassazione sui diritti tv. Ma Berlusconi, anche nel caso peggiore, non sembra intenzionato a far cadere l’esecutivo. A meno che i «falchi» del Pdl non prendano il sopravvento e lo convincano che lasciare il governo sia la soluzione migliore. Paradossalmente però ieri ad agitare le acque sono arrivate le dichiarazione del capogruppo alla Camera del Pd Renato Brunetta che ha chiesto un riequilibrio dei ministeri, tra Pdl e Pd, e di andare avanti avanti su Imu e Iva: «Tra i due partiti c'è stato uno scarto di voti pari allo 0,3%. Invece il Partito Democratico ha quasi il doppio di ministri, rispetto a noi. Serve un riequilibrio». «Sui tecnici preferisco non discutere – ha aggiunto in una intervista a "Avvenire" – Ma il ragionamento prescinde dai singoli nomi. Il governo Letta è nato in un momento particolare, di transizione. E risente di quel clima. Tanto che si parlava di una durata di 18 mesi. Se invece si vuole cambiare prospettiva e ragionare in termini di legislatura, allora serve un riequilibrio, funzionale anche a un diverso programma». «Ci sono due punti fermi: Letta e Alfano – è la conclusione – Certo, servono partner che si fidino l'uno dell'altro e non si disprezzino troppo. Finora nel Pd è sempre prevalso il buon senso e gli antagonismi si sono rivelati tigri di carta, Matteo Renzi compreso». La preoccupazione del Popolo della Libertà è che comunque il governo continui la sua strada. Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, propone che Letta assuma la «guida delle politiche economiche per attuare gli indirizzi che ha espresso fin dalla nascita del governo. Lui può colmare il deficit di alcuni ministri economici». «Il Pdl - assicura - sarà coerente e serio, nella consapevolezza che all'Italia serve governo e non caos». E anche il ministro per le riforme Gaetano Quagliariello smentisce ipotesi di rimpasto e verifiche definendoli «riti del passato». «Finora – aggiunge – la squadra di governo si è comportata con educazione, cortesia ma anche con una forte solidarietà interna. Le polemiche talvolta sono inevitabili, sono il sale della politica, ma bisogna dargli la giusta importanza». Anche Fabrizio Cicchitto, ex capogruppo alla Camera del Pdl, difende la necessità di continuare con questo esecutivo. «Nella sua intervista Alfano ha esposto le ragioni che hanno condotto tutto il Pdl a sostenere il governo di larghe intese, sulla base dell'intuizione politica che Berlusconi ha avuto sin dal giorno dopo le elezioni, secondo la quale l'unica via d'uscita da una crisi profondissima sia dal punto di vista politico che economico era un governo sostenuto sia dal Pd sia dal Pdl. Le forze che vogliono far cadere questo governo per ritornare ad una rissa senza esclusione di colpi e per isolare il Pdl sono molte e per questo motivo Alfano si è trovato nell'occhio del ciclone. Su questo terreno ha avuto però la solidarietà politica di tutto il Pdl e anche della parte più responsabile e più consapevole della gravità della situazione del Pd». Contrario, invece, il segretario dell’Italia dei Valori Ignazio Messina: «Il caso Kazako è stato solo la cartina tornasole di un esecutivo incapace, irresponsabile e prigioniero di un condannato in appello a quattro anni per frode fiscale. Questa politica dei continui rinvii è la conferma dell'incapacità di un esecutivo che farà pagare il conto sempre agli stessi».
Brunetta vuole più ministri Pdl
«Abbiamo preso gli stessi voti, a settembre un riequilibrio» E Alfano avverte: «L’alternativa a questo esecutivo è il caos»
