Politica

Così il tiranno dà la caccia ai dissidenti

Un altro caso kazako: l’ex genero di Nazarbayev è scappato a Malta Il dittatore lo accusa di aver ucciso due banchieri e lo rivuole in patria

L’affaire Shalabayeva che ha terremotato la politica italiana e che si arricchisce di nuovi particolari con il trascorrere dei giorni, non è altro che un metodo ben collaudato dai funzionari del Kazakhstan per ridurre al silenzio i dissidenti riparati all’estero. Quanto accaduto a fine maggio a Roma ha un precedente inquietante a Vienna nel 2008 con una coda, lo scorso anno, a Malta. Protagonista in questo caso un personaggio di primo piano del regime di Astana. Rakhat Aliyev, 51 anni, prima di scegliere il campo della dissidenza e dell’opposizione al dittatore Nusultan Nazarbayev era il suo braccio destro. Vice capo dei servizi segreti e soprattutto genero del presidentissimo kazako avendo sposato Dariga Nazarbayeva figlia maggiore del dittatore. Nel 2007 Aliyev fu spedito a fare l’ambasciatore all’Osce a Vienna. I rapporti tra genero e suocero non erano più idilliaci, e nel soggiorno viennese l’atteggiamento nei confronti del regime di Astana si fece ancor più critico. Così, prima è arrivata la comunicazione dell’avvenuto divorzio imposto da papà Nazarbayev alla figlia Dariga, poi dalle steppe kazake partirono alcuni 007 per riportare in patria il figlio prodigo. Il rapimento però fallì. Scattarono le ritorsioni e Aliyev fu accusato di aver sottratto fondi e persino di aver ucciso due funzionari della banca kazaka. Un mandato di cattura che convinse i magistrati viennesi a interrogare il fuggiasco senza però arrivare a nessuna conclusione. Aliyev riuscì a lasciare Vienna con un passaporto austriaco grazie al matrimonio con una austriaca e trovare rifugio a Malta. Ed ecco che i fedelissimi di Nazarbayev tornano alla carica e questa volta si propone lo stesso copione che a fine maggio ha visto coinvolta la polizia italiana. Il governo maltese ha concesso al fuggiasco kazako un permesso di soggiorno permanente, con il nome di Rakhat Shoraz, mentre la polizia di La Valletta indaga a causa di un mandato di cattura Interpol richiesto dal Kazakhstan e da questo Paese sottoposto all’attenzione delle autorità di polizia maltesi. Nel report Interpol risulta che Aliyev è stato condannato a vent’anni in contumacia. Questa vicenda ha scatenato una dura polemica che ha visto contrapposti i vertici della polizia di Malta e i ministri degli Esteri Tonio Borg e dell’Interno Mifsud Bonnici chiamati a rispondere sul rilascio del permesso di soggiorno. Non solo. Sotto continue pressioni dei diplomatici kazaki la polizia maltese ha più volte fermato il dissidente e consentito così ai magistrati austriaci, per rogatoria internazionale, di interrogare Rakhat Aliyev per la morte dei due banchieri della Nurbank. Il Kazakhstan ha anche chiesto alla polizia maltese di indagare su altre denunce che incombono sulla testa di Aliyev, dalla tortura al tentativo di colpo di stato contro il presidente Nazarbayev. Alcuni di questi fatti risalirebbero agli anni Novanta. A sostenere queste richieste per conto del governo di Astana sono due avvocati tedeschi legati in passato al regime comunista della Germania Est. In base a queste accuse, al mandato di cattura Interpol e alle continue pressioni dei funzionari diplomatici kazaki, la polizia maltese ha chiesto alla magistratura di annullare il lasciapassare al kazako dissidente, ma il magistrato, Antonio Mizzi, ha rigettato la richiesta. Ma il regime di Astana e Nazarbayev non hanno intenzione di rinunciare a riportare in patria il «traditore». Ora Aliyev, nel suo rifugio a Malta, vive nel timore di essere rapito o ucciso.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.