Politica

Silvio deluso dai giudici. Ma il governo (per ora) va avanti

Buone notizie dal fronte politico, pessime da quello giudiziario. Silvio Berlusconi incassa il successo sulla «tenuta» di Angelino Alfano e del governo ma il fronte giudiziario resta caldo: alla...

Buone notizie dal fronte politico, pessime da quello giudiziario. Silvio Berlusconi incassa il successo sulla «tenuta» di Angelino Alfano e del governo ma il fronte giudiziario resta caldo: alla sentenza sul processo «Ruby bis» con i nuovi risvolti che potrebbero riguardare direttamente l'ex premier, si aggiunge il «niet» del Gup di Napoli allo spostamento del processo sulla presunta compravendita di senatori. E proprio le vicende processuali dell'ex premier potrebbero avere ricadute sulla tenuta della maggioranza, con il Pd che fatica sempre più a proseguire la coabitazione con i pidiellini. Ne è prova quello che è accaduto ieri in Senato. Interno aula di palazzo Madama, verso mezzogiorno. Enrico Letta guarda Luigi Zanda, e l'espressione del volto a molti senatori del Pdl è apparsa più che eloquente. Angelino Alfano, seduto al fianco del premier, volge lo sguardo verso Silvio Berlusconi. Ed anche in questo caso la mimica facciale dice più di molte parole. Il Cavaliere scuote la testa ripetutamente, poi prende un foglietto e butta giù alcune righe che passa al capogruppo Renato Schifani, sedutogli accanto. Nel foglietto, riferiscono alcuni senatori del Popolo della Libertà, l'ex premier avrebbe scritto: «non cambieranno mai». Il riferimento è al Pd, mentre Zanda - pur confermando il voto contrario alla mozione di sfiducia - lancia un inaspettato affondo invitando Alfano a lasciare uno dei suoi tre incarichi. Nella parte di emiciclo in cui siedono i senatori del Pdl cala il gelo. Passano pochi minuti e parte il fuoco di fila del centrodestra contro il capogruppo del Pd. Ma il più contrariato è proprio Berlusconi che, del resto - ricorda più di un esponente di via dell'Umiltà - continua a non fidarsi fino in fondo degli alleati del Pd. Parlando con un gruppo di senatori, il Cavaliere non nasconde l'irritazione per espressioni, a suo dire, gratuitamente dure nei confronti di Alfano. Mentre rivolge al premier tutto il suo plauso: un ottimo discorso. Ma certo, è la riflessione nel Pdl, chissà quanto ancora Napolitano e Letta riusciranno a tenere a bada il partito di largo del Nazareno, dilaniato da lotte intestine, sottoposto alle continue picconate di Renzi e in piena campagna congressuale. E il timore del Cavaliere, viene spiegato, è proprio che il Pd non regga a lungo e faccia saltare il banco. Per ora, però, Berlusconi preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno: più noi siamo uniti, ripete ai suoi, più si evidenzia la loro spaccatura. Per questo, ha ancora esortato l'ex premier, noi dobbiamo marciare compatti e continuare a sostenere il governo. Ma c’è anche un'altra riflessione che accompagna il ragionamento di Berlusconi: il leader del Pdl è consapevole - e del resto le parole del Capo dello Stato non lasciano molti margini di azione - che in questa fase non conviene alzare i toni, ma è molto più producente, sotto vari profili compreso quello che lo riguarda personalmente sul fronte processuale, restare sotto l'ala «protettrice» dell'esecutivo. E più noi sosteniamo Letta, è il prosieguo del ragionamento, più il Pd entra in difficoltà. Per Berlusconi, infatti, il discorso di Zanda in realtà era contro il governo, non contro il Pdl o Alfano. Hanno l'esigenza di non farsi «scavalcare» e «oscurare» da Renzi, è la convinzione. Intanto, però, l'operazione «salvataggio» di Alfano è andata in porto, spiega soddisfatto l'ex premier. Anche se nel Pdl si temono nuovi sviluppi della vicenda kazaka e non sono sfuggite indiscrezioni che danno per quasi certo un rimpasto a settembre di cui dovrebbe farne le spese proprio Alfano. Ipotesi seccamente smentita dagli uomini più vicini a Berlusconi.

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