Politica

La controverità del Pdl sui diritti televisivi

DocumentoIl partito attacca i giudici di Milano: «Contro Berlusconi accuse assurde e risibili. Lo Stato ha buttato 20 milioni di euro»

Il Pdl fa quadrato attorno al proprio leader Silvio Berlusconi e passa al contrattacco. Raccontando la propria verità sul processo Mediaset in un documento politico pubblicato sul sito del partito. Un processo «assurdo e risibile», costato ai contribuenti «una ventina di milioni di euro». Il Pdl mette nero su bianco i motivi per cui «in qualunque altra sede giudiziaria si sarebbe doverosamente e immediatamente pervenuti a una sentenza più che assolutoria. Ma non a Milano. Il processo Mediaset è basato su un’ipotesi accusatoria così assurda e risibile che in presenza di giudici non totalmente appiattiti sull’accusa e super partes, sarebbe finito ancor prima di iniziare». Il Pdl passa in rassegna le tappe salienti del processo e sottolinea che «i magistrati, contro ogni logica, non hanno tenuto conto di due sentenze della Cassazione, che hanno statuito l’assoluta estraneità di Berlusconi alla gestione di Mediaset proprio negli anni in questione». La disamina Pdl parte dalla premessa che «il gruppo televisivo fondato da Berlusconi era ed è uno dei principali acquirenti di diritti tv al mondo. Una piccola parte di essi (30-50 milioni su un miliardo di dollari) veniva acquistata ogni anno da Frank Agrama», che grazie all’amicizia col presidente Paramount Bruce Gordon godeva dell’esclusiva per la vendita dei diritti in Europa, ottenendo prezzi molto favorevoli. Per alcuni Agrama e Gordon erano soci. «Mediaset - dice il Pdl - per acquisire i prodotti Paramount doveva necessariamente trattare sempre e solo con Agrama». Una sola volta cercò di aggirare Agrama: Paramount cedette i diritti alla Rai. «I magistrati milanesi - dice il Pdl - non si sono arresi e hanno ipotizzato addirittura che la causa dell’esclusiva di Agrama sarebbe stato il fatto che Berlusconi sarebbe suo socio occulto e che avrebbe diviso con lui gli utili». Ma dagli atti risulta che il Cav ebbe con Agrama solo «due o tre incontri negli anni ’80»; dai conti correnti di Agrama sequestrati dai pm «si evince che i guadagni sono rimasti nella sua esclusiva disponibilità e che mai somma alcuna è stata trasferita a Berlusconi». Nel corso degli anni Agrama pagò tangenti ad alcuni dirigenti Mediaset - in un caso 4,5 milioni di euro - per far sì che l’azienda acquistasse i prodotti Paramount. Ma dall’ingresso in politica del gennaio 1994 il Cav non si occupava più dell’azienda. Inoltre, per il Pdl, Berlusconi non avrebbe avuto alcun beneficio a pagare tangenti ai propri dirigenti né ad acquistare prodotti Paramount in eccedenza. Per il Pdl quella contro il Cav è una sentenza politica. «Il Collegio del Tribunale di Milano era presieduto da D’Avossa, giudice già ricusato» poiché si era già occupato di Fininvest condannando i dirigenti, poi assolti. E la presidente della Corte d’Appello «che ha incredibilmente confermato la sentenza di condanna del Tribunale aveva manifestato pubblicamente la sua disapprovazione nei confronti del governo Berlusconi». I fatti ipotizzati dalla Procura sarebbero accaduti nella prima metà degli anni ’90, 20 anni fa. «Ma la magistratura non ha rilevato l’intervenuta prescrizione sostenendo che la compravendita ha continuato a produrre effetti in tutti gli esercizi in cui i diritti tv hanno trovato utilizzazione». Il tutto per «poter condannare il nemico ideologico e politico Berlusconi». Riguardo all’evasione, gli uffici fiscali hanno prodotto per i bilanci Mediaset 2002 e 2003 un accertamento di 7,3 milioni, l’1% delle imposte totali pagate dal gruppo, 567 milioni. Il procedimento davanti alla Commissione Tributaria di Milano è in corso.

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