Mentre il presidente del Consiglio si affanna a cercare di rassicurare il colto e l'inclita che le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi non avranno nessun impatto sulla tenuta del governo, un consistente gruppo di figuranti del suo stesso partito è impegnato in una rutilante danza macabra sull'orlo di un cratere borbottante e prossimo all'eruzione. Sono convinti, questi ultimi, che sia giunta l'occasione buona per regolare i conti interni a un partito, il Pd, mai veramente nato e in perpetuo affanno per le lotte di potere dovute alla coesistenza forzata, in uno stesso organismo, di uomini e posizioni in contrasto, anche ideologico, fra di loro. Ogni vicenda che coinvolge Berlusconi e il centrodestra si riflette, amplificata, sul centrosinistra e, in particolare, sul Pd. È una tragica (o, se si preferisce, tragicomica) realtà. Ma è una realtà, che pesa, come una forte ipoteca, sulle sorti del governo delle larghe intese, del governo di servizio. Gli avvenimenti di questi giorni sono lì, a testimoniare come la situazione interna al Pd sia ancora più agitata di quella che vive, travagliato dai guai processuali del suo leader, il Pdl. Nel partito di Bersani, di Letta, di Renzi, infatti, è in gioco la conquista della leadership, con quel che ne consegue. Le ambizioni di premiership del sindaco di Firenze entrano in collisione aperta con il faticoso tentativo del presidente del Consiglio di reggere il timone della navicella governativa e, al tempo stesso, in concorrenza con il desiderio di (comprensibile) rivalsa del segretario che voleva smacchiare il giaguaro. La scadenza congressuale (entro l’anno), dalla quale dovrebbe emergere la nuova dirigenza politica del Pd, sta diventando una data da esorcizzare: troppi i nodi da risolvere per definire le regole e troppe le incertezze sulle chance di successo dei vari contendenti. Meglio, in questo contesto e secondo gli arzigogolati ragionamenti degli aspiranti leader, giocare d'anticipo e approfittare dell'occasione offerta dai guai Berlusconi per spingere il piede sull'acceleratore e mettere in crisi il governo delle larghe intese, inviso a una parte del Pd che guarda a sinistra e inviso, anche, a chi teme, all'interno di quel partito, che esso possa contribuire a rafforzarne l'attuale gruppo dirigente. Ecco, quindi, la spiegazione delle contorsioni politiche del "rottamatore" Renzi, in calo di consensi, e della sua continua ricerca di "alleanze variabili". Ecco, ancora, la spiegazione di quei rumours che attribuiscono ai notabili dell'attuale Pd la non confessata tentazione di voler spingere, anch'essi, verso le urne puntando sul premier in carica per sbarrare la strada al sindaco di Firenze e far slittare l'appuntamento congressuale del partito. Il tutto, facendo in modo che sia il Pdl a staccare la spina e a mettere in crisi il governo. Giochi da prima repubblica, si dirà, e strategie che tengono conto soltanto degli interessi personali e politici di parte e non di quelli del paese. Sia pure, ma è un dato reale. Vanno lette, infatti, in questa chiave, sia pure in controluce, le reazioni del Pd alla richiesta del Pdl di una breve moratoria dell'attività parlamentare, secondo una prassi peraltro seguita in occasione di congressi di partiti, per consentire ai suoi parlamentari di valutare strategie e comportamenti di fronte alla fissazione della seduta della Cassazione per il processo Mediaset. E, sempre in questa chiave, va letta la spaccatura, emersa ieri, sul tema della presunta ineleggibilità di Berlusconi, fra il capogruppo Pd alla Camera Roberto Speranza, il quale ha sostenuto che il Cavaliere non è ineleggibile e deve essere combattuto su altri terreni, e il senatore Felice Casson che ha chiesto l'acquisizione agli atti della Giunta per le elezioni del processo Mediaset contestando le dichiarazioni del collega. Il caos, insomma, regna sovrano in casa Pd. Lo dimostra, per esempio, il documento firmato da 70 senatori del partito democratico preoccupati per la "strumentalizzazione di eventi marginali fatta da pochi parlamentari che hanno colto l'occasione per criticare il governo". E si potrebbe proseguire. La verità è che la guerra interna al Pd rischia, assai più di quanto potrebbero contribuire a fare i problemi del Pdl, di rendere sempre più travagliata e difficile la vita del governo. La danza macabra sull'orlo del cratere può facilmente trasformarsi in tragedia. Per il governo e per il paese.
Il caos regna sovrano in casa Pd
di Francesco Perfetti - Mentre il presidente del Consiglio si affanna a cercare di rassicurare il colto e l'inclita che le vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi non avranno nessun impatto sulla...