Politica

Matteo pronto a candidarsi «Ecco come cambierò il Pd»

Il sindaco«Un partito leggero e non un castello di capicorrente» In campo sindaci e amministratori. A ottobre un’altra Leopolda

«Tanti amministratori, tanti sindaci, tanti militanti ripongono nel Pd le loro speranze. E chiedono a me di mettermi in gioco. A loro dico: dobbiamo costruire un Pd moderno, aperto, pensante non pesante. Perché solo il Pd può fare uscire l’Italia da questa crisi». Matteo Renzi in una lunga intervista a «Repubblica» si dice pronto a scendere in campo. Vuole aspettare la convocazione ufficiale del congresso e la definizione delle regole, ma la road map è già segnata. E spiega: «Faremo un’altra Leopolda il prossimo 27 ottobre. Perché è fondamentale che si torni alle idee». Progetto che lascia fuori dal Pd i capicorrente, «simboli di un partito che non esiste ma resiste». E a chi lo spinge a candidarsi («so che tanti amministratori, sindaci dirigenti pongono su di me questa speranza»), Renzi ribadisce: «Voglio un Pd in cui vinca la leggerezza, che sia libero da certe burocrazie simil-ministeriali». Il segretario deve o non deve essere anche il candidato premier? «Mi atterrò alle regole - assicura il sindaco di Firenze - quando saranno chiare e soprattutto quando si conoscerà la data del congresso, allora parleremo di cosa fare». Il punto per ora è un altro: «Io voglio un partito che non sia terra di conquista di correnti - insiste Renzi - ma che sappia conquistare i voti di chi non ci ha votato prima». Sul fronte della riforma che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti, Renzi osserva: «Nel 2013 serve un partito aperto. Basta con l'idea novecentesca dell'appartenenza. Dobbiamo renderlo moderno sapendo che non si discute solo nelle sezioni, che si fa politica anche in Rete o nei luoghi del volontariato». E sottolinea: «Ci dovremmo spiegare perché in alcune zone d'Italia sono stati più i votanti alle primarie che alle elezioni». Il motivo? «Il partito si è chiuso in un castello. Quando lo apri arriva più gente. Per questo bisogna partire dai sindaci. Possono dare una mano. Il Pd così può essere il luogo delle nostre speranze non delle singole ambizioni». Non mancano le reazioni. «L’idea che Renzi faccia il segretario del partito più strutturato del paese mi fa piacere ma non capisco la confusione che si sta facendo tra guida del partito e candidato premier, che deve essere deciso dalla coalizione e non dal solo Pd. Questo Renzi deve averlo chiaro e credo sbagli se vuole mettere in difficoltà Letta, che sta facendo bene nelle condizioni date. Spero non si ripetano gli errori visti con Prodi e Veltroni e con la gestione di quest'ultima fase che ci ha portato ad una situazione molto complicata» dice Bruno Tabacci. Mentre il ministro Delrio spiega: «Credo che se Renzi accetterà di correre per la segreteria del Pd e vincerà, rafforzerà anche il governo». Sorride il premier Enrico Letta e definisce Renzi «un’ottima carta per il Pd del futuro e del presente. Penso che decideremo e faremo tante cose insieme». Matteo Renzi è la persona giusta per il Pd? «Credo che abbia tutte le caratteristiche. Poi io sapevo che si candidava a settembre», dice il sindaco di Bologna Virginio Merola. «Per me l’importante adesso è un confronto sui contenuti. Parlare di partito leggero o pesante è una falsa contraddizione. Il tema è dimostrare l'utilità del partito prima di tutto ai cittadini». Per il sindaco di Bologna il Pd ora «deve assumere un profilo riformatore, la sinistra senza se e senza ma, la sinistra della difesa dell'esistente è il contrario di ciò che si intende per sinistra in tutti i paesi europei moderni». Merola dice di condividere, poi, il documento presentato da Goffrddo Bettini, poiché «c’è da fare una riflessione su cosa si intende per partecipazione popolare». Spiega Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento europeo e candidato a segretario del Pd: «Sia il Pd che il paese hanno bisogno di un leader forte, autorevole e che dice "voglio un partito pensante". "Lo sfido in termini costruttivi su questo terreno, io ho messo alcune idee in cammino, su come stiamo in Europa, su come cambiare l'Europa, un Pd pienamente inserito nel Pse, ho insistito molto su un progetto paese in cui il mezzogiorno ritrovi il suo ruolo e su un profilo di partito federale, militanti coinvolti sul territorio che non accettino dei diktat romani. Su questo terreno aspetto di conoscere le idee di Matteo».

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